Decreto dignità, addio alla precarietà. Stasera al Consiglio dei Ministri

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"Il preconsiglio è oggi, ma ci deve essere il Consiglio dei ministri stasera anche perché non dobbiamo affrontare solo il decreto Dignità".

Secondo quanto riportato dall'Ansa, che ha visionato la bozza del decreto al vaglio del preconsiglio, sono state tutte confermate, tranne la cancellazione dello staff leasing, le misure per contrastare il precariato.

Il decreto, come annunciato dallo stesso Di Maio, conterrà "interventi sul contratto a tempo determinato e a tutele crescenti".

Si intende mettere innanzitutto mano al Jobs act, riducendo drasticamente la vita dei contratti con scadenza programmata, che passa dagli attuali 36 mesi a 12 per quelli senza causale.

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Vengono riviste le norme per i contratti di somministrazione: per i contratti a tempo determinato non si potranno avere più di quattro proroghe, con un limite di durata massima non superiore ai 36 mesi.

Tornano le causali Per i contratti più lunghi di 12 mesi o dal primo rinnovo in poi arrivano tre categorie di causali, esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali.

"Fatti salvi i vincoli derivanti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato e di utilizzo dei fondi strutturali europei - si legge nella bozza - le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l'effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell'attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l'attività economica interessata dallo stesso ovvero un'attività analoga o una loro parte venga delocalizzata in altro Stato entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata". In caso di violazione, sono previste delle multe "nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione" e in ogni caso non inferiore ai 50mila euro.

Il vincolo si applica a delocalizzazioni sia in paesi Ue che extra UE. Anche se meno ambizioso rispetto al progetto iniziale (l'Economia ha opposto una ferma opposizione allo smantellamento di split payment e spesometro e anche sulla stretta a giochi e scommesse, per evitare che il decreto avesse un costo eccessivo per le finanze pubbliche), il pacchetto di misure su lavoro, delocalizzazioni, ludopatia e semplificazioni fiscali, è sufficiente a Di Maio per parlare di svolta.

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