"Demolito il mio studio": la denuncia di Ai Weiwei

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Squadre di operai hanno iniziato a demolire a Pechino lo studio di Ai Weiwei. L'artista, noto al governo per la sua dissidenza, ha denunciato il fatto come "vendetta di regime".

L'artista Ai Weiwei ha dichiarato che le autorità cinesi hanno iniziato a demolire il suo studio "Zuoyou" a Pechino senza alcun avviso.

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Ai Weiwei, l'artista e performer cinese, ma soprattutto attivista critico e impegnato, considerato "persona scomoda", perde il suo atelier di Pechino. Tra questi, uno mostra un bulldozer che manda in frantumi le finestre della galleria. Le opere grandiose (tra le altre, il "nido d'uccello" inaugurato alle Olimpiadi) non sono bastate a concedergli la benemerenza della politica. Oggi è libero, ma sorvegliato speciale. L'artista - reclutato in rete un gruppo di volontari - diede inizio a una serie di investigazioni sulle cause della tragedia. Lo studio, situato nella periferia nord-est della capitale cinese, è stato il principale luogo di lavoro di Ai Weiwei dal 2006, anche se negli ultimi anni l'artista ha vissuto principalmente in Europa. Il risultato della ricerca mette in luce la pessima qualità delle costruzioni di ospedali, fabbriche, scuole, che lui chiamerà "costruzioni di Tofu". La denuncia determinò un'importante mobilitazione; severissima la risposta della polizia cinese. Critico feroce del governo, l'artista è stato costretto agli arresti domiciliari per quattro anni fino al 2015.

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