Owen rivela: "Dopo l'infortunio ho odiato questo sport"

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Il classe 1979 ha esordito in prima squadra con successo nel 1997 mettendo subito in luce le sue qualità a suon di gol.

Pallone d'Oro nel 2001, la sua sembrava una carriera pronta a decollare. Velocità, grinta e doti tecniche notevole quelle dell'ex "wonder boy" capace di conquistare il popolo inglese con l'eccezionale gol all'Argentina nella sfida valida per i Mondiali del 1998 votata poi come la seconda rete nella classifica del "Più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA" indetta dalla FIFA nel 2002. "Quando mi sono fatto male per la prima volta gli adduttori, sono finito". Ero pietrificato, sapevo che potevo strapparmi un muscolo.

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A tal proposito, i colleghi di Blogo hanno lanciato una indiscrezione in riferimento all'ipotetica sostituta dell'attrice. Attualmente quindi, questi due nomi ci appaiono leggermente "visionari", ma siamo pronti a ricrederci.

Caldo e afa fino a venerdì; week end fresco
Al Nord temporali isolati sulle Alpi lombarde e sull'Alto Adige. Infine il ciclone autunnale e' atteso tra sabato e domenica.

Con la Juve voglio vincere la Champions
Mi piace la mentalità: hanno metodi particolari, sono molto, molto professionali e per questo mi sento bene. Non vuole mai perdere, vorrei insegnargli alcune cose ma alla fine deciderà lui cosa fare del suo futuro.

Ero terrorizzato alla sola idea di scattare, temevo che mi sarei strappato l'adduttore. E la cosa peggiore è che il mio istinto mi diceva di fare come sempre. Pensavo sempre: "'no, non farlo, ti prego, giocala corta'". Michael Owen, ex fuoriclasse del Liverpool (e poi protagonista - con differente fortuna - con le maglie di Real Madrid, Newcastle, Manchester United e Stoke City), ha rilasciato una lunga intervista con la quale ha ammesso il suo dramma: "Per sei o sette anni ho odiato il calcio, non vedevo l'ora di ritirarmi - ha detto a BT Sport -". La cosa peggiore è che non affrontavo le gare con il giusto stato d'animo, quindi non mi mettevo neanche nelle posizioni ideali per scattare. In pratica mi nascondevo e mi posizionavo in zone del campo dove non sarei neanche dovuto andare. Quel giocatore lì ero davvero io, poi dopo i tanti infortuni sono stato il massimo che potevo a essere.

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