Libia, ignorata la tregua. La condanna di Italia, Usa, Gb e Francia

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La Brigata "continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata", ha detto. Il governo di Accordo Nazionale della Libia, l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale, è sotto assedio. La nostra ambasciata ha comunicato, su Twitter, che resterà aperta: "Continuiamo a sostenere l'amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento". "Siamo pronti ad ogni evenienza, reagiamo in modo flessibile", spiegano fonti della Farnesina.

Lunedì 3 settembre sono caduti diversi colpi di mortaio e sono avvenuti violenti scontri nella zona di Alhadba Alkhadra, a 6 chilometri dal centro e dell'ambasciata italiana.

Circa 400 detenuti sono evasi durante una rivolta in un carcere in un sobborgo meridionale della capitale.

Giovedì 30 agosto, il governo di al-Sarraj aveva dichiarato di avere raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, ma la Settima brigata ha negato la firma di qualsiasi intesa. Dal post emerge inoltre che la maggior parte dei morti e dei feriti sono civili. Jamal al-Kafali, un giornalista che lavora per l'ambasciata libica in Tunisia, ha pubblicato una foto sulla sua pagina Facebook, confermando che i missili erano indirizzati contro l'ambasciata italiana e gli uffici di al-Serraj. "Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico", ha continuato.

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Ci sono quasi 200 morti in città negli scontri dei quartieri Abu Salim, Salahaddin e Rabiah, oltre che all'aeroporto.

La Settimana Brigata, scrivono i media locali, ha dichiarato Abu Salim zona militare e ha chiesto agli abitanti di lasciare le abitazioni, in preparazione di una "importante offensiva contro le milizie presenti nell'area". Ieri sera il consiglio presidenziale libico, guidato dallo stesso al Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza.

La Settima Brigata di Tarhuna, milizia legata al signore della guerra Salah Badi, si è resa autonoma dal Governo di accordo nazionale di Sarraj e combatte per liberare Tripoli dalle altre milizie armate, accusate di corruzione. A fronteggiarla sono una serie di milizie che formano unità speciali dei ministeri dell'Interno e della Difesa del governo di Sarraj: le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, la Forza speciale di Dissuasione (Rada), la Brigata Abu Selim e la Brigata Nawassi, che ricevono finanziamenti dall'Ue. L'ambasciata italiana in Libia - sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel nei pressi - "resta aperta".

La missione dell'Onu in Libia, Unsmil, in una nota ha invitato "le varie parti interessate dal conflitto a un incontro allargato per martedì a mezzogiorno in un luogo che verrà annunciato in seguito": la missione onusiano guidata dal libanese Ghassan Salamé screive che "sulla base delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell'offerta del Segretario generale delle Nazioni Unite di mediare tra le varie parti libiche" si invita a "tenere un dialogo urgente sull'attuale situazione della sicurezza a Tripoli".

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