Media, centinaia migranti in fuga da centro a Tripoli

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L'accordo, informano le Nazioni Unite, è stato firmato da rappresentanti del Governo di Accordo Nazionale (Gna), da comandanti militari, apparati di sicurezza e gruppi armati presenti a Tripoli e dintorni. Spicca per la sua assenza l'Italia. Il portavoce ha aggiunto che la Protezione civile non è riuscita a raggiungere l'area a causa del fuoco intenso.

Dopo otto giorni di scontri il bilancio provvisorio delle vittime secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libico è di 47 morti e 129 feriti. Preoccupazione fondata: pare infatti che approfittando del caos siano fuggiti quasi 2000 migranti africani da un centro di detenzione vicino all'aeroporto di Tripoli, uno dei luoghi caldi degli scontri. E costoro andranno ad affollare le spiagge libiche in attesa di una imbarcazione qualunque per l'Europa. A 20km a sud-est di Tripoli la Settima Brigata, che guida la ribellione, si è mossa da Tarhouna per bloccare le vie di accesso alla città e per limitarne le comunicazioni con l'esterno.

Ecco i sette punti dell'accordo raggiunto a Zauia dalle milizie in conflitto a Tripoli e mediato dall'Onu. Nel tentativo di porre un freno alle violenze e ristabilire l'ordine, al-Sarraj ha dichiarato lo stato di emergenza e richiesto l'intervento della Forza anti terrorismo di Misurata.

Inoltre, la partecipazione di truppe italiane ad azioni belliche comporta rischi che vanno valutati in modo realistico: sarebbe un autogol partire con le bandiere al vento se poi, dopo i primi caduti in battaglia, venisse a mancare la tenuta politica e sociale necessaria a continuare le operazioni.

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Il pericolo maggiore però quello di un attacco chimico che prenderebbe di mira indiscriminatamente anche la popolazione civile come pure è avvenuto in passato.

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La milizia della cittadina di Tarhuna a 60 chilometri a sud della capitale, legata al signore della guerra Salah Badi, si è resa autonoma dal Governo di Accordo Nazionale di Sarraj e combatte per liberare Tripoli dalle altre milizie armate, accusate di corruzione.

Lunedì 3 settembre Antonio Panzeri, presidente della sottocommissione per i Diritti umani e relatore sulla Libia al Parlamento europeo, ha preso posizione: "Il mio appello è rivolto all'Unione europea e all'Onu affinché operino da mediatori riportando Italia e Francia al tavolo della mediazione".

Nelle ore che hanno preceduto l'intesa, lungo la strada dell'aereoporto internazionale si sono sfidate la brigata Samoud alleata della settima e quella di Abu Salim.

L'Italia considera positivo l'accordo e tramite il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha ribadito ancora una volta il suo sostegno all'esecutivo del premier Faez Al Serraj. Il risultato e' stato raggiunto nel corso di un incontro a Tripoli con i delegati delle milizie, promosso dall'Inviato speciale del segretario generale Onu Ghassan Salame'. Da domani la situazione dovrebbe tornare alla normalità per alcune settimane. Il governo italiano, intanto, continua a mettere a punto la Conferenza sulla Libia che si terrà in Italia a novembre.

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