Reddito di cittadinanza, per cinque milioni di poveri servono sei miliardi

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"5 milioni di poveri, 8 milioni in povertà relativa, tanti giovani che cercano lavoro, tanti che ce l'hanno ma non arrivano a fine mese sono la priorità della legge di bilancio".

Ora sarà decisivo il vertice che vede riuniti Conte, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti e il titolare del Mef Giovanni Tria a Palazzo Chigi ma è probabile anche la presenza del responsabile agli Affari Ue Paolo Savona e della viceministra al Tesoro Laura Castelli. "Rispetto a questo dobbiamo sagomare la nostra manovra economica". Il consulente leghista Alberto Brambilla, non si è fatto scrupolo di criticare i 5stelle riguardo a uno schema sulle pensioni d'oro che Di Maio avrebbe diffuso via Facebook, giudicandolo "assolutamente non attuabile" e difforme dalla proposta di legge a doppia firma depositata in Parlamento. Su questo punto anche la Lega garantisce il suo appoggio: Il reddito di cittadinanza "starà nella manovra economica - garantisce Salvini a Radio anch'io, su Rai Radio 1 - è una battaglia degli amici 5 Stelle, non mi permetto di entrare in campo altrui".

"La priorità resta la legge Fornero - ha affermato- che è una legge palesemente sbagliata".

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9 o 10 miliardi per il reddito di cittadinanza. Sono diverse le ragioni ma di facile individuazione: l'enorme passo indietro sulla questione dei vaccini (con annessa figuraccia internazionale della senatrice Taverna), l'imbarazzo per i conti che non tornano all'INPS sul decreto dignità e, su tutte, la questione del reddito di cittadinanza.

Per il reddito di cittadinanza si profila una operazione in due tempi: si potrebbe partire con l'assegno da 780 euro per i soli pensionati, aspettando la metà del 2019 per estendere la misura ad altri milioni di potenziali beneficiari.

A proposito della soglia del deficit al 3%, Di Maio spiega: "Stiamo decidendo come spendere i soldi che abbiamo e quanto utilizzare di investimenti in deficit per soddisfare quello che abbiamo garantito nel contratto". Insomma, fra i due la situazione è complicata, ecco perché Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno iniziato una competizione a realizzare prima quella parte del programma più funzionale al proprio elettorato.

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