Pensioni: 38 anni di contributi per la quota 100

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Con ogni probabilità la quota 100 sarà inserita nella nuova Legge di Bilancio che sarà operativa a partire dal 1 gennaio 2019.

Resta invece l'incremento dell'aspettativa di vita per le pensioni di vecchiaia che si raggiungeranno comunque a 67 anni.

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Dal 2019 potrà andare in pensione chi avrà 38 anni di contributi e un'età minima di 62 anni: dovrebbero essere questi, secondo fonti governative, i paletti della quota 100 allo studio dell'esecutivo. I lavoratori nati dopo il 1957, che hanno cominciato a lavorare giovani ma oggi non hanno ancora raggiunto i 43 anni di contributi previdenziali, saranno i penalizzati dalla decisione di rinviare all'anno prossimo la discussione sull'uscita dal lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica. L'intero pacchetto pensioni dovrebbe costare circa otto miliardi l'anno prossimo e nove il successivo con un aumento contenuto poiché la gran parte delle persone dovrebbero uscire nel 2019.

Lo stesso portavoce del gruppo 41 per tutti, infatti, ricorda che già la precedente amministrazione Renzi aveva accettato di eliminare le penalizzazioni per coloro che andavano in pensione all'età di 62 anni; per questo motivo sarebbe "ridicolo" se quello che si definisce come "Governo del cambiamento" facesse "peggio" di quanto fatto dagli ultimi Esecutivi di Centrosinistra. Si continuerebbe, quindi, ad accedere alla pensione anticipata con il requisito di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. Dovrebbe essere inoltre prevista la proroga dell'opzione donna con l'anticipo per l'accesso alla pensione a fronte del ricalcolo interamente contributivo per gli anni di lavoro. Con il pacchetto delle nuove norme sulla previdenza (che potrebbero prevedere anche qualche aggiustamento sull'ape sociale che al momento scade a fine anno) dovrebbero andare in pensione secondo i conti del governo circa 420 mila persone.

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