Il genio di Andy Warhol a Roma

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Arte, musica cinema moda pubblicità: nessun altro artista come lui ha attraversato tutti i generi delle arti figurative passando dalle copertine realizzate per alcuni dischi con intuizioni figurative all'attività di iniziale di vetrinista e disegnatore di scarpe; dalle scenografie a grafico pubblicitario.

La mostra, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl, è curata da Matteo Bellenghi, che spiega: "Padre e figlio della Pop Art, non è azzardato sostenere che se Warhol fosse vivo oggi avremmo assaporato una ulteriore evoluzione del suo modus operandi, più istantaneo e immediato in rapporto ai frutti di una società ulteriormente globalizzata e veloce". Nascono da questo fecondo periodo artistico i primi volti di Marilyn, cui seguirono poi le fortunate serie sui ritratti di Elvis, Che Guevara, Elizabeth Taylor. È in questi anni che comincia a dire che ognuno ha diritto a 15 minuti di celebrità, quella celebrità da cui è ossessionato da sempre e di cui nel percorso espositivo non mancano le testimonianze.

Nel 1969 fonda Interview, un magazine interamente dedicato alle celebrità, forse l'unica vera, grande fissazione di Warhol. Nel pieno della fama e della popolarità, il 22 febbraio del 1987 Warhol muore sotto i ferri di una semplicissima operazione alla cistifellea, lasciando il mondo orfano di un personaggio che, come pochi altri, ha cambiato il corso della storia. "Oltre a una sezione dedicata alle icone, che hanno consacrato il suo divenire, c'è tutta una sezione dedicata ai rapporti con la musica, e con i rappresentanti del mondo della moda".

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Ma ci sono anche le preziose polaroid dell'epoca, che rappresentano anche il punto di partenza per la realizzazione dei ritratti serigrafici e i celebri self portrait: Grace Jones (1984), la Principessa Carolina di Monaco (che finì sulla copertina di "Vogue" nel 1984), i ritratti di noti stilisti come Valentino (1973) e cantanti come Paul Anka (1975), Stevie Wonder (1972) e Carly Simon (1979).

I ritratti di alcuni assidui frequentatori del celebre studio sulla Quarantasettesima Est, con le sue pareti rivestite in carta stagnola, e quelli dei grandi personaggi - alcuni dei quali mai incontrati - trasformati da figure storiche in icone pop, come Marilyn, Mao e gli stessi Self portrait - corrono lungo le pareti del Vittoriano a cucire la lunga carriera del genio.

L'ampia selezione si chiude poi con un omaggio al mondo cinematografico, celebrato attraverso i ritratti di Liz (1964), Judy Garland (1985), Silvester Stallone (1980) e Arnold Schwarzenegger (1977).

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