Caso Cucchi, terzo carabiniere indagato per falso

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Il quotidiano ha ripercorso la catena di comando e ha indicato i nomi di chi aveva dato l'ordine di modificare le carte per fare sparire ogni riferimento alle condizioni di salute di Stefano quando, dopo il pestaggio mortale avvenuto nella caserma Casilina nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, era stato trasferito nella caserma di Tor Sapienza.

"Lo raccontava divertito, col sorriso, mi inquietava questa sua tranquillità nel parlare di ciò che avevano fatto a quel ragazzo", dice Anna Carino.

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Nel 2015, Riccardo Casamassima ha confessato quanto accaduto sette anni prima, portando all'apertura di una seconda inchiesta e di un nuovo processo, in corso di svolgimento (durante il quale Casamassima e lo scorso 11 ottobre uno dei cinque carabinieri imputati dell'omicidio ha confessato, accusando gli altri quattro colleghi del pestaggio di Cucchi). "'Sta pu..." era l'epiteto che le riservava sempre. Con Soligo sono indagati anche, per falso ideologico, il luogotenente Massimiliano Colombo (della stazione di Tor Sapienza) e il carabiniere scelto Francesco Di Sano. Si tratta del maggiore dei Carabinieri Luciano Soligo, all'epoca dei fatti comandante della compagnia Talenti Montesacro, già alla guida della compagnia di Pontecorvo con il grado di capitano dal novembre 2001 al settembre 2003. Lo abbiamo urlato per nove anni. L'atto istruttorio è stato svolto dal pm Giovanni Musarò, alla presenza del capo della squadra mobile di Roma, Luigi Silipo. Di Sano disse di non ricordare da chi fosse partito l'ordine ma di essere certo "che si è trattò di un ordine gerarchico". Come al solito, gli odiatori di professione si sono messi all'opera sui social - ha detto il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali - È toccato nei giorni scorsi a noi che sosteniamo la missione di Nave Jonio nel Mediterraneo - prosegue l'esponente di Leu - poi a Nichi dopo il suo problema di salute, ora tocca a Ilaria e alla famiglia Cucchi colpevoli solo di esigere verità e giustizia. Di quella riunione non venne redatto alcun verbale: "Se ne tacerà l'esistenza alla magistratura che indaga". Secondo Bonini la riunione doveva infatti verificare che le carte falsificate fossero a posto, così come i registri di protocollo e le annotazioni di servizio che erano state modificate e che "prevedono il coinvolgimento di almeno due Comandi di Compagnia e del Comando di Gruppo".

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