Usa 2018, Trump: "Ora i democratici verranno da me e negozieremo"

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Affluenza che potrebbe toccare i livelli da primato della fine degli anni '60. La marcia delle donne a Washington, all'indomani dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, era stato l'assaggio di un rinnovato attivismo al femminile, culminato con il movimento MeToo e sfociato in un record di candidate. Un esponente democratico ci ha girato questi sondaggi interni: "Noi vinciamo la Camera con 20 o 30 seggi".

In queste elezioni il 16% dell'elettorato è composto da giovani che votano per la prima volta ed è interessante rilevare che tra di loro i democratici hanno ottenuto il 62% dei voti, mentre i repubblicani il 35%. Ciò che è entusiasmante da notare sono le novità nella composizione del nuovo Congresso a maggioranza democratica.

Trump ha vinto al Senato mettendo in campo una campagna che parlava alla pancia di chi ha paura dell'invasione dei migranti, da lui paventata e allo stesso tempo sminuita con i proclami di chiusura totale dei confini.

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Attenzione però; nella pagina del download, rintracciabile sia da browser che da console, è presente la dicitura " gratis per un periodo di tempo limitato ".

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Prima i tentativi di contattare la donna, che non rispondeva al telefono poi i rimproveri della maestre con l'avvertimento che, alla prossima occasione, si sarebbero rivolte alla Polizia locale.

D'altra parte, se i Repubblicani mantenessero la maggioranza in entrambe le Camere, i titoli azionari statunitensi probabilmente si rialzerebbero e i rendimenti aumenterebbero con il diminuire dell'incertezza. Nonostante Trump si senta una sorta di Dio sceso in Terra (i suoi riferimenti culturali sono i despoti sparsi in giro per il mondo, non l'ha mai nascosto), deve fare i conti con le regole democratiche. Hanno bisogno di 24 seggi per scavalcare gli avversari. L'ultima stima prevede un guadagno per i democratici compreso tra i 25 e i 40 seggi, sufficiente quindi a riconquistare la maggioranza. I mutamenti stessi che - nel corso degli anni - si avvicendano nella geopolitica del Paese si rifletterebbero inevitabilmente sugli esiti delle urne di medio termine, consegnando una panoramica rinnovata e - se possibile - ancora più fedele degli orientamenti popolari. L'America resta spaccata in due, con un partito repubblicano che si sposta sempre più a destra soggiogato dall'estremismo di Trump, mentre i democratici restano fermi al bivio, indecisi se restare il partito ancora paralizzato dalla "clintonite acuta" o ascoltare chi vorrebbe portarlo ad una svolta "populista" di sinistra, auspicata dal vecchio senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders e le sue "nipotine" socialiste (come la neo vincente a New York per il Congresso Alexandra Ocasio-Cortez). I pacchi bomba indirizzati a politici e altre persone critiche con Trump, opera di un sostenitore del presidente, e l'attentato a una sinagoga di Pittsburgh (11 morti) compiuto da un suprematista bianco potrebbero incidere sui tanti elettori indecisi.

Il presidente è tuttavia convinto di arginare il maggiore spazio di manovra dei democratici grazie ai suoi ampi poteri in politica estera e al controllo del Senato che gli garantisce la ratifica dei trattati internazionali, la nomina di funzionari governativi e dei giudici federali. Se si dovesse arrivare a un Congresso diviso, le possibilità di approvare leggi di una certa importanza sarebbero vicine allo zero. Di fatto si tratta di una tendenza disgregatrice, che può risultare vincente in un'elezione di mid-term, ma rischia di produrre una reazione come quella sorprendente delle presidenziali del 2016, contro la compartimentalizzazione della società americana e contro la logica dei ghetti etnici e genderisti.

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