Tensioni sull'asse M5S-Lega, Ciarambino: "Inceneritori? Strategia di Salvini superata"

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"A me dispiace che Salvini abbia deciso di lanciarsi in questa polemica e di creare tensioni nel governo", ha detto oggi Luigi Di Maio rispondendo ai giornalisti sulla vicenda degli inceneritori dopo i nuovi attacchi del leader leghista, Matteo Salvini. Lo ha ribadito il vicepremier Luigi Di Maio a Vivita, il festival del vino cooperativo in corso a Milano. Se infatti le opposizioni, dal Partito Democratico a Forza Italia, sembrano fare ormai da sparring partner alle due compagini di governo, qualcosa sembra cedere nell'elettorato pentastellato. In gergo calcistico, si potrebbe dire: si è di nuovo rifugiato in corner.

La questione della profonda revisione della prescrizione è stata rinviata a un'ipotetica riforma di tutto il processo penale, su cui il guru giuridico dei pentastellati, Piercamillo Davigo, è convinto di non avere abbastanza vita a disposizione per vederla realizzata. Il ministro prosegue: "Sono contento siano ripresi i lavori della Tap - aggiunge - se c'è infrastruttura cominciata, si analizzano i costi e benefici, ma io, in linea di principio vorrei finirla rispettando la sensibilità di tutti".

"Abbiamo letto", commenta il consigliere regionale e candidato presidente del M5S alle elezioni regionali in Abruzzo Sara Marcozzi, "le ripetute dichiarazioni di Salvini riguardo all'emergenza rifiuti e all'ipotesi di costruire nuovi inceneritori". Rispetto agli inceneritori, i termovalorizzatori hanno in più radiatori dove l'acqua viene portata ad ebollizione, turbine azionate dal vapore e alternatori mossi dalle turbine che producono energia.

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La battaglia contro inceneritori e termovalorizzatori è una delle prime tra quelle affrontate dal Movimento 5 Stelle e il suo fondatore, Beppe Grillo ne ha fatto una delle principali bandiere della sua carriera, oltre che del partito. Il vicepremier ritiene "normale" che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi "si incontrino perché loro sono alleati sul territorio".

E', in tutti i casi, una partita specularmente sgangherata: da un lato, c'è la fragilità di un governo, come quello italiano, che ha una classe politica di autentici improvvisatori e che ha alleati contati e infidi in Europa; dall'altro, ci sono i "tecnosauri" dell'austerity e dei "conti a posto", di quelli che, con la scelta neoliberista del pensiero unico, hanno contribuito a provocare insieme agli americani la crisi del 2007 e poi a non risollevarsi più, in modo vero e reale, producendo sacche di povertà, disparità sociali insopportabili, disoccupazione, precarietà e pure nascondendo sotto il tappeto qualche voragine, qualche tonnellata di prodotti derivati e altre raffinatezze finanziarie che gravano sulle banche, anche e soprattutto su quelle tedesche, che alla fine dovranno inevitabilmente venire alla luce. "E se dopo tanti anni lo dobbiamo ridire, lo diciamo ancora più forte, e siamo pronti a lottare per questo".

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