Manovra. Tria: abbiamo garantito la stabilità garantendo le promesse

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Il ministro dell'Economia Tria verso l'abbandono.

"Io non mi dimetto".

Per Giovanni Tria, titolare del dicastero di via XX settembre, sarebbero state decisive le dimissioni dall'incarico del capo di gabinetto del Mef Roberto Garofoli, colui che era stato accusato dal M5S di essere la "manina" che avrebbe aggiunto alla manovra una norma pro-Croce Rossa. "Se me ne fossi voluto andare, l'avrei fatto tre mesi fa...", sottolinea ancora Tria. Forse perché può uscire dalla battaglia sulla manovra a testa alta, da vincitore morale che ha evitato una devastante procedura d'infrazione: "Se è vero che sono il vincitore morale - replica il ministro - come dice, a maggior ragione continuo a fare il ministro". E poi bisognerà vedersela anche con un contesto internazionale che si preannuncia sfavorevole con l'ombra lunga di una possibile recessione in arrivo.

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A difendere le proprie posizioni è anche il vice premier Luigi Di Maio.

Intanto, l'opposizione punta il dito contro il fatto che la pressione fiscale è segnalata in aumento. "Noi quando facevamo opposizione difendevamo i pensionati minimi, le piccole e medie imprese, i disoccupati e quelli che finivano nella morsa dell'azzardopatia e tante altre fasce deboli". Non l'ho fatto allora, quella sera del 2,4%.

Ora resta da vedere se il timing disposto dall'esecutivo per scongiurare l'esercizio provvisorio verrà rispettato. "Sarà forse questo il motivo di tanto nervosismo da parte di coloro i quali hanno governato e oggi vedono cadere tutte le teorie con cui hanno ipnotizzato gli italiani per anni?"

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