Baglioni, De Santis e il caso Sanremo

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La classe politica, quella dirigente e l'opinione pubblica hanno mancato paurosamente. Dicevano in Rai che la terza edizione baglioniana non era ancora un'opzione e quindi non c'era nessun accordo da strappare. Dopo la polemica sollevatasi tra il ministro dell'Intero, Matteo Salvini, e il direttore artistico del festival, Claudio Baglioni - sullo stallo nel Mediterraneo delle navi Sea Watch e Sea Eye - a far sentire la propria voce è Claudio Bisio, conduttore della 69esima edizione con Virginia Raffaele.

Dopo le parole di Claudio Baglioni sul tema migranti, si schiera a suo favore anche Claudio Bisio, che vedremo, insieme al cantante, cavalcare il palco dell'Ariston e condurre il festival di Sanremo. Sia detto sempre a proposito di pertinenza. Apriti cielo. Tutti contro Baglioni. "Non era suo compito, si dice, parlare della linea editoriale di Raiuno e neanche praticarla". Dimenticavo: un ulteriore cartello, a cura delle associazione votate all'anti-blasfemia, paventava pure il randello di Dio, pronto ad abbattersi giù dal Cielo sulla testa di chi volesse bestemmiare.

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E ancora: "Traduzione: Claudio Baglioni è uno di noi. È la riprova del 'Piccolo grande amore' con cui ha affascinato tanto i fasci". Le sue parole, infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano "La Stampa", avrebbero creato fastidio ed imbarazzo a Teresa De Santis. Aggiungendo tuttavia che "Mille giorni di te e di me" l'aveva infine comunque toccata, forse addirittura stregata, e dunque recedeva dal pronunciamento assoluto. "I cantanti cantano, i ministri parlano".

Se alla fine di una giornata caldissima De Santis ha parlato di "comizio", la Stampa raccontava invece che, imbarazzata dall'esternazione anti Salvini, non prevista nel briefing pre-conferenza stampa (anche perché il "la" è arrivato dalla domanda di un cronista) la direttrice avesse decretato la fine dei giochi sanremesi per Baglioni, ponendo il veto a una sua terza direzione artistica. Troviamo anche frasi incoraggianti, sia chiaro, ciononostante i momenti più lussureggianti restano i primi, frutto di un gagliardo sentire razzista rionale diffuso, le zanne a battere su tastiera e schermetti di smartphone. "Ovviamente ogni cittadino ha il diritto di esprimere il proprio parere politico sulle questioni di attualità, sulle questioni che riguardano le nostre vite, ma ci sono contesti in cui personaggi che svolgono un ruolo pubblico, probabilmente dovrebbero evitare di esprimere e condizionare quello che è il proprio lavoro sulla base di valutazioni che sono completamente fuori contesto", ha dichiarato a Radio Cusano Campus. "Non credo che questo faccia la felicità degli esseri umani".

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