Primarie del Partito Democratico domenica 3 marzo: i seggi in Val Chisone

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I candidati sono Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti. Un confronto quasi british, senza effetti speciali e senza litigi in diretta, quello andato in scena su Sky Tg24 tra i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico.

Il Partito Democratico sta attraversando un periodo di stallo anche a Milazzo. Stessa sintonia riguardo al '"No" all'idea di introdurre una tassa patrimoniale e sul giudizio sul governo: "La situazione è drammatica dal punto di vista finanziaria, questo governo ci sta portando in una tempesta pericolosissima per gli italiani". Ed io non credo agli inciuci. Il PD è l'unico partito che si apre al voto per la segreteria e si misura in condizioni vere.

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Da quando sono qui mi ha sempre aiutato, è stato un campione dentro e fuori dal campo: mai una parola fuori posto né un lamento. Gli uomini di Allegri hanno ripreso gli allenamenti oggi pomeriggio , dopo due giorni di riposo.

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I risultati, ha detto, "testimoniano ancora una volta che la nostra è un'azienda leader, vero riferimento nel panorama cantieristico mondale".

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Ha inoltre spiegato si di essersi spaventato il giorno della scelta perché temeva di non essere all'altezza delle aspettative . Tina in studio avrebbe preso le difese di Andrea , infatti secondo lei Teresa dovrebbe dargli una seconda possibilità.

Per Zingaretti bisogna "investire per creare lavoro vero altrimenti il reddito di cittadinanza diventa reddito di sudditanza". Un appuntamento che sarà determinante per il futuro, perché chiunque sarà il segretario saprà dare le linee per costruire l'Italia di domani e il nuovo corso che ci porterà ad essere da opposizione ad alternativa. Roberto Giachetti non si è sbilanciato ma ha insistito su un successo in termini numerici. Perché noi ci crediamo davvero che sia possibile andare avanti senza tornare alla vecchia politica delle alleanze che per decenni ha insabbiato le politiche economiche e sociali di questo Paese. E Arturo Scotto, di Articolo Uno, parla di "strategia utile a galvanizzare una setta di fan, ma del tutto incomprensibile agli occhi di un cittadino normale". Non saremo mai con i 5 Stelle, mai con la Lega, mai con le formazioni eversive. Sulla piattaforma Rousseau, in occasione della consultazione per l'immunità a Salvini, hanno votato in 50 mila. Dalla loro, intendiamoci, i tre candidati hanno mille giustificazioni, la prima delle quali sta nel conformismo di un circuito dell'informazione e della cultura che, anche quando si decide a denunciare perlomeno le scelte più disumane e più assurde dei nuovi potenti, si sente comunque in dovere di aggiungere subito almeno un'espressione di derisione o di disprezzo verso gli sconfitti. Che il perno possa però essere il vecchio Pd, a chi scrive sembra altamente improbabile: uomini e mentalità sembrano irrimediabilmente appartenenti a un altro tempo storico.

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