GHALI al carcere di San Vittore per presentare "I LOVE YOU"

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Alla base il presupposto che c'è "un essere umano sia sotto la divisa che sotto il passamontagna" da cui nasce una riflessione con cui Ghali abbraccia anche coloro che appaiono più lontani, indipendentemente da luoghi e circostanze. E in tanti si alzano per ballare la canzone che il rapper 26enne ha definito "una lettera d'amore a un carcerato immaginario". L'amore e la speranza possono cambiare in meglio qualsiasi situazione.

Questo concetto è espresso sia nella copertina del singolo dove si intravede la figura dell'artista in prigione con una palla stroboscopica legata al piede, sia nelle attività social che Ghali sta mostrando in questi giorni esprimendo, con attenta sensibilità, il suo desiderio di dare valore sociale alle parole del brano e di stare vicino al prossimo. Anche la più difficile. "E' stato proprio il figlio di un altro detenuto a farmi scoprire che cos'è la beatbox (una tecnica che consiste nel riprodurre i suoni di una batteria con la bocca, ndr)". Ma 'I Love You', dice Ghali, non è solo una canzone, bensì un progetto "per fare comunicare il carcere con il mondo esterno". L'intento era quello di scuotere qualcosa nell'animo di chi spesso decide le nostre sorti, di fare arrivare a loro il nostro messaggio tramite una canzone d'amore, l'inno italiano della nuova generazione.

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Ghali dedica questa canzone "alla prima persona che potrebbe cambiare le cose", al "primo futuro" che può essere rappresentato da un amico, un fratello o una sorella. "Bisogna guardarsi a fianco prima di cercare di cambiare la testa di chi tra di noi non vuole mai scendere a giocare". Questa volta ho preferito parlare con chi mi sta a fianco. Ghali è già seduto tra il pubblico, in mezzo ai detenuti, con i quali ride e scherza prima di prendere la parola e iniziare la proiezione di un mini documentario filmato in bianco e nero. Una parte dello stesso murales, dipinta su tela, verrà venduta all'asta e i ricavati devoluti al reparto giovani detenuti del carcere (18-25 anni) e al reparto femminile. Uno dei detenuti ha voluto ringraziare Ghali per aver "abbellito l'aria nelle ore trascorse insieme" nella struttura pernitenziaria nel centro di Milano. "Vorrei ringraziarvi per il tempo che ho trascorso con voi - dice Ghali nel congedarsi- ho imparato molto e spero di rimanere in contatto con voi dentro e fuori da qui".

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