Brexit, Theresa May chiede un nuovo rinvio

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Il Parlamento di Westminster ha fallito ieri sera per la seconda volta in pochi giorni la sfida al governo alla ricerca del compromesso perduto, sullo sfondo di una partita a tempo ormai quasi scaduto, avvolta dalle nebbie d'un caos politico e istituzionale che non si dirada e segnata dall'impazienza sempre più irritata dell'Ue e del business.

Non si sblocca lo stallo sulla Brexit: la Camera dei Comuni ha infatti bocciato di nuovo le 4 opzioni di piano B alternative all'accordo di divorzio raggiunto dalla premier Theresa May con Bruxelles, dopo il precedente nulla di fatto della settimana scorsa. Le mozioni in pole position favorevoli a una Brexit più soft - sostenute dall'intera opposizione laburista e da una fetta significativa di Tory moderati - sono rimaste sotto le aspettative: la prima, che mirava a lasciare Londra nell'unione doganale a costo di rinunciare a futuribili accordi di libero scambio autonomi con Paesi terzi come quello che l'amministrazione Usa di Donald Trump continua almeno a parole a offrire, si è fermata a soli 3 voti della maggioranza (273 contro 276), ma comunque sotto.

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Essendo giovane deve però ancora migliorare molto: lo farà con la voglia di sacrificarsi e di crescere, che lo aiuteranno. E poi Kean , di cui abbiamo già detto tutto, o meglio, tutto quello che ci può stare di raccontabile in una serata così.

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Sull'episodio stanno indagando le autorità preposte, riporta ancora Ansa. Sull'aereo erano presenti solo il capitano e un copilota.

Una maggioranza non è emersa né sulle due ipotesi di Brexit più morbida (con permanenza del Regno nell'unione doganale l'una, in un cosiddetto 'mercato unico 2.0' l'altra), né in favore di un secondo referendum, né di una revoca dell'articolo 50 come alternativa a un "no deal".

Un gruppo di deputati britannici di diverse forze politiche ha preparato una mozione che dispone obbligatoriamente alla premier Theresa May di chiedere immediatamente all'Unione Europea di estendere i tempi della Brexit per evitare l'uscita senza un accordo. Barclay ha ricordato che in mancanza di un accordo approvato "l'epilogo di default" sarebbe l'uscita del Regno dall'Ue il 12 aprile con un no deal. E in ogni caso con in mano la spada della minaccia delle temute elezioni anticipate. Deve presentare una proposta in cui indica che, a suo parere, ci serve una proroga per risolvere problemi: "se il governo non intraprende provvedimenti urgenti, allora il parlamento è obbligato a prendere l'iniziativa, anche se la scadenza è incombente", - ha affermato la deputata laburista Yvette Cooper. Il prossimo parlamento europeo farà il pieno di euroscettici. Una Brexit senza accordo - ha ribadito Barnier - "non è mai stato il nostro scenario preferito".

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