Primo sì al Codice Rosso, ma sulla castrazione la maggioranza si spacca

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Quindi adesso, approfittando dei fatti di Torre Maura, il nuovo obiettivo sono i campi rom, secondo il principio, tutto leghista, che la campagna elettorale funziona a orologeria, sfruttando il tema caldo del momento: "Manterrò la promessa che entro fine mandato non ci saranno più campi rom in Italia" ha dichiarato il Ministro dell'Interno a commento dei fatti di Torre Maura. La maggioranza di governo si è spaccata sulla castrazione chimica, su cui ieri la Lega aveva fatto un passo indietro, ritirando un emendamento che avrebbe introdotto il trattamento terapeutico.

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L'ordine del giorno proposto da Fratelli d'Italia e appoggiato anche dalla Lega sulla castrazione chimica come condizione per la sospensione della pena per gli stupratori è stato, fortunatamente, bocciato alla Camera con 383 voti contrari opposti a 126 favorevoli. Soddisfatti i 5 stelle: "È un testo che guarda al futuro e che riconosce nuovi diritti alle vittime indifese di crimini atroci". Tra le opposizioni, la situazione è completamente speculare a quella dei partiti di maggioranza, seppur con diverse sfumature: infatti, tra gli elettori del centrosinistra il tasso di insoddisfazione è elevatissimo (91,8%), così come per coloro che dichiarano di votare Forza Italia (81,8%). Ma il Movimento ha tirato dritto, parlando di "castrazione chimica mai" tramite le parole del capogruppo alla Camera Francesco D'Uva, che rispondeva a una domanda durante il programma Un giorno da pecora su Rai Radio1. Riguardo al voto in Aula, se si è trattato di "verificare" una maggioranza alternativa, il tentativo è fallito. "Apre uno spiraglio che può portare alle pene corporali, una cosa che ci spaventa tanto", ha aggiunto. E sulla volontà della Lega di riproporre il tema, ha chiarito: "Non è nel contratto di governo". E su Twitter Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, ha attaccato: "La corsa Salvini-Meloni a scavalcarsi a destra si schianta contro i numeri".

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