Salvini: "Riduzione fiscale nel Def"

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"La flat tax si farà in una riforma studiata per la manovra di settembre in cui ci sarà un riaggiustamento del sistema fiscale e anche della spesa": così il ministro dell'economia Giovanni Tria a chi gli chiede se la flat tax sarà nella manovra 2020.

Ma il nodo degli sgravi nel Def non è l'unica incombenza che grava su Tria.

LA REPLICA DEL M5S- "Flat tax?". Chi ha iniziato a spingere sulla castrazione chimica è stata la Lega, chi parla di leva obbligatoria è la Lega, chi presenta una legge per la libera circolazione delle armi è la Lega.

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Sembrò subito un tentativo di suicidio: pochi giorni dopo si sveglia miracolosamente dal coma e il peggio sembra essere passato. Ma i loro testi lo mettevano a disagio, proprio perché considerava il loro contenuto sessista e omofobo.

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Non secondo EMG, che vede ancora avanti i pentastellati, anche se di un solo punto e mezzo sui "Dem". Questi casi 'difficili' sarebbero esaminati dalla Commissione indipendente prima degli altri.

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Soddisfatti i 5 stelle: "È un testo che guarda al futuro e che riconosce nuovi diritti alle vittime indifese di crimini atroci". E sulla volontà della Lega di riproporre il tema, ha chiarito: "Non è nel contratto di governo ".

GLI ALTRI NODI - Restano le criticità sul dl Crescita, approvato salvo-intese giovedì scorso, e sul caso dei rimborsi, domani al centro di un incontro tra le associazioni interessate, il premier Giuseppe Conte, Tria e probabilmente il ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio. Passando al fronte fiscale la strada è in salita. Un'aliquota Irpef unica al 15% per i redditi familiari fino a 50mila euro e deduzioni fisse per garantire la progressività dell' imposta, come nei progetti del Carroccio, costerebbe 12-15 miliardi. La prudenza del Mef sull'opportunità di inserire i tagli nel Def è dettata dai più che ridotti margini di manovra dei conti italiani, a meno che non si trovino le risorse in corrispondenti rialzi fiscali.

Per quanto riguarda le questioni commerciali, sebbene più volte nelle ultime settimane è stato paventato un epilogo felice, la verità è che lo stato dei negoziati tra Pechino e Washington, che questa settimana riprendono dopo una breve sosta, è tale da richiedere ancora molto lavoro prima di giungere a un accordo che metta la parola fine alle ostilità e faccia da stabilizzatore per gli scambi mondiali in una fase di di rallentamento economico. "Sicuramente dobbiamo completare questo pilastro del nostro programma riformatore nella prossima manovra", ha detto il presidente del Consiglio a Vinitaly. L'idea nelle nostre politiche è di guardare anche all'equità.

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