Ecco la prima foto della storia di un buco nero!

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Finalmente è arrivato il momento di "passare le porte dell'inferno ai confini dello spazio-tempo" come ha detto Heino Falcke nel corso della conferenza stampa indetta dalla Comunità europea: per 4 notti nell'aprile 2017 gli astrofisici di EHT hanno potuto spiare M87, trapassando alle frequenze radio scelte le nebbie gassose che circondano il buco nero e raccogliendo petabytes di dati grezzi, inviati in assoluta segretezza all'Haystack Observatory del Massachusetts Institute of Technology e al Max Planck Istitut fuer Radioastronomie di Bonn per le analisi e la "ripulitura".

Alle 15 di oggi, durante una conferenza stampa attesa da tempo e seguita in tutto il mondo, i membri del team di EHT hanno fatto un annuncio rivoluzionario. Una volta "catturata" l'ombra del buco nero, è stato possibile confrontare le osservazioni con modelli computazionali di precisione che tengono conto della fisica dello spazio deformato, della materia surriscaldata e dei forti campi magnetici presenti. Quest'ombra, causata dalla deflessione gravitazionale e dalla cattura della luce dall'orizzonte degli eventi, ci fornisce le caratteristiche dinamiche e morfologiche di questi oggetti astrofisici. Appena fuori dall'orizzonte degli eventi c'è una regione in cui i fotoni seguono orbite instabili. Scopriamolo insieme attraverso lo scatto che ha già cambiato la storia. Tra i tanti misteri dell'universo ancora irrisolti, c'è senz'altro relativo ai buchi neri. "ALMA è la struttura più sensibile dell'EHT e le sue 66 antenne ad alta precisione sono state fondamentali per questo successo", conclude Ciriaco Goddi, segretario del consiglio scientifico del consorzio EHT, che si ' occupato della calibrazione ALMA per l'EHT. Event Horizon Telescope non è quindi solo un telescopio, ma una combinazione di telescopi collegati che creano un "telescopio virtuale di dimensione terrestre".

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I buchi neri oggetto di studio sono due: il primo è Sagittario A e si trova a 25.000 anni luce di distanza dalla terra nel mezzo della Via Lattea. Di solito, più massa c'è, più grande è il buco nero. Questi oggetti supermassivi sono caratterizzati dalla presenza di un orizzonte degli eventi, che costituisce il limite dello spaziotempo dove l'attrazione gravitazionale esercitata dall'oggetto è tale da non lasciar sfuggire alcuna informazione. Previsti teoricamente, molto idealizzati e descritti matematicamente almeno fino agli anni '50, i buchi neri sono stati considerati una curiosità spaziale e oggi la loro esistenza - universalmente accettata - resta un paradosso difficile da risolvere. Ed è proprio questo aspetto che rende "invisibili" i buchi neri. Il buco nero ha dimensioni spaventose con un diametro di 44 milioni di km, ed una densità più grande di dieci volte rispetto alla somma stimata in precedenza. Stiamo parlando della prima foto di un buco nero, in assoluto la prima prova visiva diretta di un corpo celeste di questo genere, ottenuta dall'Event horizon telescope consortium (Ehtc). Per esempio la parte più chiara e "spessa" nell'immagine è quella più vicina alla Terra, mentre quella più lontana appare più sottile.

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