Vittorio Sgarbi: "Notre Dame? Una cartolina, non abbiamo perso nulla"

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"È un dramma ma non una tragedia".

L'incendio a Notre Dame è stato il tema al centro dell'accesa discussione tra Vittorio Sgarbi e Alessandro Meluzzi, che a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro, si sono scontrati sul valore architettonico e morale della cattedrale devastata dalle fiamme. "Così come è stata restaurata nell'Ottocento, potrà esserlo anche adesso", ha spiegato ricordando che la cattedrale è andata completamente distrutta una prima volta durante la rivoluzione francese.

Secondo Sgarbi "l'intervento dei pompieri è stato efficace". La guglia che è caduta è un'architettura del 1870.

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Quanto alla ferita inferta simbolicamente a Parigi, che per il suo cambiare lo skyline cittadino può rinviare al crollo delle torri gemelle a new York, per Sgarbi nel caso dell'attentato dell'11 settembre 2001 la drammaticità dell'evento era "anzitutto nei morti, nello scontro epocale di civiltà che simboleggiava; a Parigi tutto si riduce a un incidente di cantiere, senza altre implicazioni, senza nulla di simbolico". Questo pianto generale è inutile, è una tragedia legata a un simbolo perfettamente recuperabile. Non possiamo credere di non poter ricostruire qualcosa che è stato fatto nel 1800.

All'interno non ci sono opere antiche, ci sono i muri e alcuni affreschi del secondo 800. Non è come una chiesa italiana che ha un palinsesto secolare. Ma cosa abbiamo perso di Notre-Dame? Lì non c'è nulla. "Anzi ha generato la bella reazione della preghiera", e le preghiere dimostrano proprio che "lo spirito cristiano non è morto".

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