Caso Siri, il premier Conte vuole le dimissioni. Il sottosegretario: Sono innocente

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Apriranno una crisi? Se davvero si arriverà allo showdown del voto in Consiglio dei ministri, spiega Repubblica, Salvini ha in mente due strade, "entrambi percorsi di guerra, rischiosi per la sopravvivenza del governo gialloverde": o "disertare palesemente il CdM, lasciando la scena e la decisione ai soli 5 stelle", oppure "abbandonare la riunione del governo, se il presidente del Consiglio anche dopo il dibattito dovesse insistere imponendo una votazione su un suo decreto di espulsione" di Siri. Succede infatti che, quando mancano pochi minuti alle sei di sera, lo staff di Giuseppe Conte annuncia una conferenza stampa: appuntamento alle 18:30. Ma all'unanimità, mentre in questa occasione il giorno del CdM - che dovrebbe essere l'8 o il 9 maggio secondo Di Maio, che però dimentica che è il PresDelCons a decidere il giorno - dovrà registrare il dissenso politico della Lega, in qualsiasi forma si sostanzi: attraverso l'astensione, l'assenza o il voto contrario.

Un compromesso, nel primo pomeriggio, sembrava possibile agli occhi di Conte.

Eppure, di domande ce ne sarebbero state a iosa.

E dopo la notizia della conferenza stampa, tramite una nota parla direttamente Siri per dichiararsi innocente: "Dal primo momento ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione". Così Matteo Salvini, rispondendo all'ambasciata italiana di Budapest del caso Siri, ai giornalisti che gli chiedono di eventuali richieste di dimissioni da parte di Conte al sottosegretario leghista Siri. La conferenza stampa slitta di un'ora, il tempo di riscrivere parte del testo, eliminare gli elogi, aggiungere una sferzata: "Le dimissioni o si danno o non si danno". "Le dimissioni si danno o non si danno". Restano intatti, invece, i motivi della necessità di un passo indietro, che per il presidente del Consiglio nascono dalla legge oggetto di indagine dei magistrati, che Siri avrebbe sponsorizzato: "Non avrebbe offerto chance future agli imprenditori, ma vantaggi retroattivi: era come una sanatoria, non era generale o astratta, e non disponeva per il futuro". "E' normale ricevere suggerimenti per l'introduzione di nuove norme, ma come governo abbiamo la responsabilità di discernere se quelle norme hanno il carattere della generalità e della astrattezza" o se riguardano "il tornaconto" di qualcuno.

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Sopra le ragioni politiche, restano le paure. "Ho sentito Siri e mi ha detto che è assolutamente tranquillo, pronto a dimostrare in qualunque sede la sua estraneità totale", dice. "Non si lasci guidare da una reazione corporativa". Certo, ci fa la supercazzola sulla vicinanza umana a Siri, sul giustizialismo, sul fatto che un "avviso di garanzia non è una macchia che impedisce a un politico di proseguire il suo mandato", sugli organi di informazione che non devono alimentare la "gogna mediatica" (ah! ah!), sulla "civiltà giuridica della presunzione di innocenza" (ah! ah! bis), con l'invito ai cinquestelle a non "approfittare" della situazione (apoteosi). Anzi, a voler essere cattivi, si potrebbe anche ipotizzare che con queste sue parole Conte abbia ipotizzato a carico di Siri un reato diverso dalla corruzione ma pur sempre un reato: il traffico di influenze illecite. "Non mi sembra una buona scelta né un atteggiamento corretto". "Le spontanee dichiarazioni - conclude Conte - non potranno mai di per sè fare chiarezza in questa storia nè rappresentare una svolta". Conte lo sa, perciò ha orchestrato di concerto con Di Maio, ma con un forte grado di autonomia rispetto al capo dei grillini, preludio di un disegno personale. Ma è già crisi di governo?

Le opposizioni a sinistra gongolano. "Sono contento che il governo ora possa andare avanti perché il caso Siri si chiude".

E non sorprende che a metterla in pratica sia Conte, non Di Maio.

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