Venezuela, arrestato il vice di Guaidò dimensione font +

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Sabato di manifestazioni anti Maduro in Venezuela. La denuncia arriva direttamente da Juan Guaidó.

Dopo il fallito colpo di stato in Venezuela, presunti sostenitori del governo hanno spruzzato messaggi minacciosi alle case di diversi parlamentari dell'opposizione. L'altro in omaggio alle vittime delle scorse manifestazioni. Il parlamentare vicino a Juan Guaidó ha assicurato che continuerà la lotta anche se con la limitazioni di chi dovrà vivere all'interno di una ambasciata.

De Grazia ha motivato la richiesta sostenendo che "non darò la soddisfazione alla narco-dittatura di esibirmi come trofeo e utilizzarmi come ostaggio, facendomi rinunciare a condannare i suoi crimini di lesa umanità, violazione dei diritti umani, corruzione, narcotraffico e terrorismo".

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Zambrano aveva appena lasciato la sede del suo partito, quando improvvisamente la sua auto viene circondata dagli agenti dei servizi segreti. Il più grande complesso militare di Caracas. Si attende che altri leader della rivolta siano arrestati nei prossimi giorni e che altri ancora seguano l'esempio della deputata Mariela Magallanes rifugiatasi presso l'Ambasciata d'Italia.

Ma il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, reagendo alle dichiarazioni di condanna di vari Paesi, definite "ingerenze negli affari interni venezuelani", ha affermato che "chi trasgredisce le leggi venezuelane deve risponderne davanti alla giustizia". "L'Assemblea nazionale è stata eletta dal voto popolare e non può scioglierla perseguitando i nostri deputati come sta facendo", ha protestato Alexander Mendoza manifestando a Caracas.

Un arresto particolare in Venezuela nei confronti del primo vicepresidente dell'assemblea nazionale - con il totale disappunto di Guaidò. Guaido accusa il Servizio bolivariano di intelligence (Sebin), per il sequestro. Da allora, il generale Figuera ha disertato, secondo il vicepresidente americano Mike Pence. Il rappresentante dello zar, alleato di Nicolas Maduro, ha ribadito dunque la propria contrarierà ai possibili eventi bellici futuri in loco, in quanto l'uso della forza sarebbe legittima solo se fosse autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, o in risposta ad un' aggressione da parte di uno Stato sovrano.

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