Brexit secondo referendum | L'aperura della premier May

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La premier Theresa May resta contraria a un secondo referendum sulla Brexit, ma apre alla possibilità della Camera dei Comuni di votare su un emendamento che lo chieda nell'ambito dell'approvazione della legge quadro sull'uscita dall'Ue che presenterà a Westminster a inizio giugno.

Nel corso degli ultimi mesi, il Primo Ministro britannico ha difeso a spada tratta il suo accordo di divorzio che tuttavia è stato ripetutamente bocciato dal resto dei parlamentari.

I Conservatori della traballante Theresa May vengono dati infatti a un umiliante 9%, addirittura al quinto posto, mentre il Labour di Jeremy Corbyn perde la seconda posizione di precedenti rivelazioni e cala al 15%. I punti di novità alla ricerca di un "terreno comune" con una qualche maggioranza trasversale in Parlamento sono 10.

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May, in un discorso tenuto oggi a Londra, ha illustrato le diverse aperture inserite dal governo su alcune istanze dell'opposizione laburista: dall'ampliamento (sia pur per ora provvisorio) dei tempi di un legame doganale con l'Ue, al mantenimento degli standard europei di tutela dei lavoratori e dell'ambiente.

L'obbligo per il Regno Unito di proporre un'alternativa al backstop dell'Irlanda del Nord entro la fine del 2020. La May ha sottolineato di avere sempre considerato il percorso verso la Brexit come "un compito enorme" dopo un risultato "chiaro, ma ravvicinato" nel referendum del 2016.

Nelle ultime settimane si è parlato spesso della Brexit e della possibilità di un nuovo referendum. Nel suo partito, il dissenso resta comunque forte e anzi si estende. "C'è stata un fallimento dei processi governativi per cui le proposte legislative sulla Brexit non sono state appropriatamente controllate o approvata dai membri del governo". L'ex ministro degli Esteri Boris Johnson, che si candida alla sua successione, ha già detto che voterà contro l'accordo di ritiro.

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