Johnson all'UE: senza accordo non pago i 39 miliardi

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Questa è l'idea di Boris Johnson, il principale candidato a sostituire Theresa May alla guida dei Tory e del governo britannico.

"Si pagherà - ha dichiarato in un'intervista al Sunday Times che apre ufficialmente la sua corsa per diventare l'inquilino di Downing Street - solo quando ci sarà "migliore trasparenza sul percorso da seguire".

L'obiettivo, assicura, è quello di trovare un'intesa migliore con Bruxelles, facendo cenno in effetti non tanto all'accordo di recesso (che i 27 hanno detto e ripetuto di considerare immodificabile) quanto alla dichiarazione allegata sulle relazioni future.

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Il riferimento, tutt'altro che nascosto, è ai 39 miliardi di sterline sottoscritti dal Governo May come liquidazione delle pendenze dovute per poter lasciare il club europeo.

"I nostri amici e partner devono comprendere che questo denaro resterà custodito qui fino a quando non avremo maggiore chiarezza sulla strada dell'avvenire", è il suo messaggio. Accompagnato peraltro subito dall'ammiccamento verso "un buon accordo, nel quale i quattrini sono un solvente eccellente e un ottimo lubrificante".

L'ex ministro brexiteer incassa oggi il sostegno di uno dei grandi vecchi dell'euroscetticismo, l'ex leader del partito Iain Duncan Smith, e secondo sondaggi condotti fra i parlamentari conservatori può contare adesso su oltre il doppio dei sostenitori rispetto ai rivali meno lontani: i ministri Jeremy Hunt e Michael Gove. Una situazione resa ancora più imbarazzante da degli articoli dell'epoca in cui sul Times Gove chiedeva pene più severe per i consumatori di droga.

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