Domani il verdetto sull'ergastolo, rischio boss fuori dalle galere

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Il verdetto preoccupa il governo e la Commissione Parlamentare antimafia. In attesa della decisione prevista lunedì dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sul cosiddetto "ergastolo ostativo", il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello della Giustizia, Alfonso Bonafede, esprimono la loro preoccupazione e lanciano l'allarme. L'ordinamento italiano beneficia infatti di uno strumento importantissimo, fortemente voluto dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e altrettanto strenuamente osteggiato dai mafiosi capimafia: l'ergastolo ostativo.

L'ergastolo ostativo è 'riservato' ai condannati a vita per reati di mafia e terrorismo che non collaborano con la giustizia.

Anche la Commissione parlamentare Antimafia ha ribadito che la misura non deve essere toccata e che la Cedu dovrebbe dichiarare, chiaramente, la propria posizione nella lotta alla mafia.

Il timore concreto, sottolinea ancora Morra, è che bocciando l'ergastolo ostativo "si delegittimi il 41 bis, che è un regime carcerario che impedisce al detenuto di continuare a relazionarsi con l'organizzazione di cui era parte".

"In base alla decisione della Grande Camera" della Corte europea dei diritti dell'uomo sull'ergastolo ostativo "potremmo trovarci a dover affrontare una serie infinita di ricorsi da parte di questi detenuti, con il serio rischio di ritrovarci fuori dal carcere anche boss mafiosi e terroristi".

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Gli europarlamentari M5S Fabio Massimo Castaldo e Sabrina Pignedoli hanno sottolineato tra l'altro il rischio concreto che se non fosse accolto il ricorso del governo italiano, con la conseguente bocciatura dell'ergastolo ostativo, "si aprirebbe alla paradossale possibilità, per i 957 mafiosi attualmente sottoposti all'ergastolo ostativo, di avanzare ingenti pretese risarcitorie nei confronti dello Stato italiano".

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Il leader del M6S ha quindi invitato ad una seria ed attenta riflessione in onore delle troppe vittime di terrorismo e mafie che, senza avere colpe, hanno perso la vita.

In Italia, la pena dell'ergastolo è disciplinata dal Codice Penale (agli articoli 17 e 22). Mafiosi e terroristi, per intenderci, se condannati all'ergastolo non possono accedere a sconti di pena, a benefici come la semilibertà, a misure alternative al carcere dopo un congruo numero di anni in cella. Tra il 2017 ed il 2018 111 mafiosi e sette testimoni hanno scelto di collaborare con la giustizia, In merito, Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia ha fatto notare che questo è stato possibile grazie all'attuale legislazione.

"Se l'ergastolo si trasformasse in una pena diversa - ha concluso - i risultati positivi conseguiti fino ad oggi non si avrebbero più".

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