In Niger alcuni jihadisti rapiscono un sacerdote italiano: padre Maccalli

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Sulle possibili ragioni del gesto padre Walter, anch'egli missionario, non si esprime: "Sono stati realizzati ospedali e tante altre opere, ma non posso pensare che siano collegate al rapimento". "Da qualche mese", ha detto ancora Armanino, "la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e il Burkina Faso". Padre Maccalli, classe 1961 ed originario della parrocchia di Madignano, era appena rientrato nella missione di Bomoanga dall'Italia. "Da tempo - scrive Fides - Maccalli mette insieme evangelizzazione e promozione umana: scuole, dispensari e formazioni per i giovani contadini". Attento all'inculturazione ha organizzato momenti di iniziazione in relazione con la circoncisione e l'eccisione delle ragazze. A dare la notizia all'agenzia Fides è stato, per primo, padre Mauro Armanino, missionario di Casarza Ligure nella capitale del Niger, Niamey. Si tratta di una missione attiva sin dagli anni Novanta e che coinvolge una ventina di comunità e villaggi nella zona, tra cui dodici villaggi a maggioranza cristiana.

Padre Pierluigi Maccalli, sacerdote missionario italiano, è stato rapito in Niger. "Ci sono cose di fronte alle quali non possiamo fare nulla", ha concluso padre Gigi, "se non pregare e attendere con fiducia". Si sono diretti dritto verso la frontiera del Burkina Faso.

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"L'ultima volta che sono stato in quella zona, a Tera, ho visto i segni del conflitto che gli eserciti stranieri combattono con i gruppi islamisti" dice Teggi: "Abbiamo visto una trentina di camion militari francesi, con matricola della costa d'avorio, che entrava in Niger".

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona a scopo di terrorismo in merito al rapimento. In particolare, la missione di omoanga ha un programma di impegno di Promozione Umana e di Sviluppo attraverso le sue cellule di base chiamate Csd (Comité de Solidarité et Developpement). La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche, rendono la zona isolata.

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