Birmania: Amnesty revoca a San Suu Kyi ruolo Ambasciatrice

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La decisione di Amnesty International di revocare il riconoscimento di Ambasciatore della Coscienza ad Aung San Suu Kyi è stata comunicata con una lettera firmata dal segretario generale dell'organizzazione umanitaria, Kumi Naidoo, e inviata direttamente alla leader della Birmania. Naidoo ha inoltre ricordato la "palese indifferenza della leader birmana di fronte alle atrocità commesse dall'esercito e alla crescente intolleranza rispetto alla libertà di espressione". "Oggi siamo costernati di dover constatare come lei non rappresenti più un simbolo di speranza, coraggio e dell'instancabile difesa dei diritti umani". Lo ha annunciato la stessa organizzazione umanitaria, dichiarando di essere impegnata nella revoca del prestigioso riconoscimento nei confronti della leader birmana che in passato è stata anche insignita del Premio Nobel per la Pace.

Da quando, nell'aprile 2016, Aung San Suu Kyi è diventata leader di fatto del governo a guida civile, la sua amministrazione è stata parte attiva in molteplici violazioni dei diritti umani.

E intanto, martedi, i governi di Bangladesh e Myanmar hanno concordato il rimpatrio di un gruppo di Rohingya fuggiti dalle persecuzioni e dalle violenze attualmente ospite di uno dei campi profughi allestiti nei pressi di Dacca. Un rapporto delle Nazioni Unite ha chiesto che alti ufficiali dell'esercito siano indagati e processati per il crimine di genocidio.

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Le immagini di centinaia di famiglie, con bambini, costrette ad attraversare fiumi in condizioni disperate, hanno fatto il giro di tutto il mondo, e il silenzio assordante di San Suu Kyi ha creato imbarazzo e delusione. "Se non riconoscono i crimini orrendi commessi contro i rohingya, è difficile immaginare come il governo possa prendere misure per proteggerli da future atrocità", ha commentato Naidoo. "La violenza e le persecuzioni delle autorità militari di myanmar e che hanno costretto oltre 700 mila persone a fuggire in Bangladesh non hanno scuse". L'amministrazione di Aung San Suu Kyi non ha abrogato leggi repressive, comprese alcune delle leggi utilizzate per detenere lei e altri attivisti per la democrazia e i diritti umani. Non solo: secondo Amnesty la leader ha attivamente difeso l'uso di quelle leggi, come nel caso della loro applicazione per condannare due giornalisti della Reuters che avevano documentato un massacro commesso dai militari.

Aung San Suu Kyi era stata nominata "Ambasciatrice della coscienza" nel 2009, come riconoscimento della sua lotta pacifica e non violenta per la democrazia e i diritti umani. All'epoca era detenuta agli arresti domiciliari, dai quali è stata rilasciata esattamente otto anni fa.

Quando nel 2013 fu finalmente in grado di ritirare il premio affrma Amnesty - "Aung San Suu Kyi ci chiese di non distogliere lo sguardo e i pensieri da noi e di aiutarci a essere un paese dove si fondano la speranza e la storia".

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