"Conte legato al fondo indagato dal Vaticano", l'indiscrezione del Financial Times

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Secondo il quotidiano britannico "Un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano al centro di un'indagine sulla corruzione finanziaria era alla base di un gruppo di investitori che assunse Giuseppe Conte per lavorare ad un accordo". Non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento a un fondo di investimento sostenuto dal vaticano e oggi al centro di un'indagine.

Il giornale economico-finanziario britannico ha visionato alcuni documenti che rivelano il collegamento tra il fondo e Conte, e sostiene che tutto questo "probabilmente farà scattare le indagini del Segretariato di Stato del Vaticano, che è oggetto di un'indagine interna su transazioni finanziarie sospette". "Il principale investitore della Fiber 4.0 era il Fondo Athena Global Opportunities, finanziato interamente dal segreteria di Stato vaticana". L'ipotesi di conflitto di interessi viene avanzata perché Retelit avrebbe approfittato del denaro arrivato dalla Santa Sede per la propria scalata e che, come testimoniato al Financial Times dal direttore del fondo tedesco Shareholder Value Gianluca Ferrari (anche'esso intenzionato a investire su Retelit ai tempi), il fondo italiano ha "tentato di invalidare il voto degli azionisti attraverso un escamotage tecnico legale che richiede l'approvazione del governo e hanno assunto un avvocato che ha rilasciato un parere legale guarda caso pochi giorni prima di diventare primo ministro", rischiando quindi di minare la fiducia degli investitori internazionali nell'Italia. "Nella sua memoria datata 14 maggio 2018", continua il Financial Times, Conte scrisse che il voto degli azionisti "poteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di bloccare il controllo straniero di compagnie considerati strategiche a a livello nazionale".

Nessun conflitto interesse per il premier, ha replicato palazzo Chigi. E' quanto si afferma nell'articolo pubblicato dal Financial Times.

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Ma Palazzo Chigi fa sapere: "Il premier è tranquillissimo, non esiste alcun conflitto di interesse riguardante la presidenza del Consiglio". È quanto scrive, nella sua edizione online, il Financial Times. Giuseppe Conte è passato dall'essere un giurista sconosciuto a guidare il governo italiano nel giugno 2018. "Per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il presidente Conte si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l'esercizio della golden Power". Il premier Giuseppe Conte, aggiunge il quotidiano britannico, "ebbe l'incarico di elaborare l'anno scorso un parere legale a favore della Fiber 4.0, un gruppo coinvolto nel controllo della Reselit, una compagnia di telecomunicazioni italiana". Il fondo "era impegnato in una battaglia per il controllo della compagnia di telecomunicazioni italiana Retelit".

In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stato deliberato l'esercizio dei poteri di golden Power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Proprio la segreteria di Stato del Vaticano e i suoi giri di affari con le società di Mincione sono al centro di un'indagine della polizia vaticana, che all'inizio di ottobre ha portato alla sospensione di cinque dipendenti della segreteria di Stato e al sospetto che milioni di euro siano stati sottratti alle casse del Vaticano per realizzare investimenti azzardati. Conte replicò dicendo che non aveva partecipato alla riunione in cui si era deciso l'uso del "golden power" e respingendo tutte le accuse. E' lo stesso Mincione a dire in un'intervista al Corriere del gennaio 2019 come ha fatto ad ingaggiare Conte: "Noi abbiamo chiesto sul tema Retelit un parere a uno studio legale che ci ha suggerito il nome di un avvocato che aveva la nostra stessa scuola di pensiero".

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