Ritrovato bimbo portato in Siria da madre foreign fighter

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Per accertare l'identità del bambino, la Polizia scientifica italiana ha effettuato un esame di comparazione fisionomica dando un giudizio di totale compatibilità, anche per una malformazione specifica dell'orecchio destro di Alvin, riferita dal padre. Il 10 settembre scorso, su autorizzazione della procura di Milano, è stata diramata dall'Interpol una yellow notice di rintraccio del minore, mentre il Gip di Milano ha chiesto di sentire in modalità protetta il bambino, una volta in Italia. Lo Scip e il Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri - titolare dell'indagine sul sequestro su cui era stato emesso un mandato di arresto europeo a carico della donna per la sottrazione del minore hanno scoperto che la donna è morta in Siria durante un combattimento e che Alvin viveva nella cosiddetta "area degli orfani" del campo di Al Hol. Il padre, muratore di origine albanese ma da vent'anni nel Lecchese ha altre due figlie adolescenti, una di 14 (M.) e una di 16 anni, che sono in questo momento con lui. Nel mese di agosto scorso il Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) del Ministero dell'Interno, che è il punto di contatto italiano per la cooperazione internazionale di polizia, si era mosso con intelligenza. Le autorità di Tirana hanno rilasciato i documenti necessari al trasporto in Italia del piccolo minore, avvenuto attraverso il Libano. Può tornare a giocare, a studiare e a costruire il suo futuro in Italia da dove era partito, nel 2014, assieme a sua madre Valbona che lo ha portato in Siria per farne un terrorista da crescere alla corte dell'Isis. Il piccolo è stato portato a Damasco, quindi al confine con il Libano, dove è stato preso in carica da un funzionario dello Scip che lo ha condotto all'ambasciata italiana a Beirut in attesa di fare ritorno a casa.

In Italia dal 2000, con una famiglia ben integrata, 'Bona', soprannome della donna, casalinga, era diventata nel giro di poco tempo estremista islamica. La donna si era radicalizzata via web in Italia e divenuta foreign fighter, associandosi all'organizzazione terroristica dello Stato islamico. Il padre, infatti, aveva raggiunto il campo profughi in Siria e spiegava nel servizio di essere riuscito anche a parlare col figlio.

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Stando alle indagini, poi, la donna avrebbe messo anche il figlio a disposizione della Jihad, obbligandolo a frequentare un campo di addestramento per imparare "la lotta corpo a corpo e l'uso delle armi".

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