ArcelorMittal, "cinquemila esuberi per non lasciare Ilva". Conte: "Inaccettabile"

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Quindi ha chiuso la conversazione con un "auguri Alberto" che andrebbe interpretato. Con due appendici non di poco conto: il sì dell'Europa, tutt'altro che scontato; e il peso dell'eventuale operazione sui conti pubblici, sul quale anche al ministero dello Sviluppo economico circola un certo scetticismo.

Nel documento di retrocessione Arcelor Mittal motiva in via ufficiale il recesso del contratto con lo stop all'immunità penale.

Proclamate otto ore di sciopero per la giornata di domani, venerdì 8 novembre, allo stabilimento ex Ilva di Racconigi a seguito della scelta, comunicata nei giorni scorsi, di Arcelor Mittal di dare avvio alla cessione del ramo d'azienda. "Ci confronteremo e il governo è disponibile a fare tutto il necessario e il possibile perché ci sia da parte della controparte il rispetto degli impegni", ha affermato Conte, prima di recarsi a palazzo Chigi per il tavolo sulla questione Ilva. Ciò che non ha bisogno di interpretazioni, invece, sono le numerose interviste (è bastata una semplice ricerca online e sulla pagina Facebook del governatore) in cui Emiliano si è espresso a favore della chiusura dell'Ilva. Così la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova aggiungendo: "Nessuno, a partire dall'impresa, deve permettersi di mettere in discussione un progetto di risanamento ambientale e di rilancio industriale come quello che prevede l'attività nello stabilimento di Taranto, di Genova e di Novi Ligure". Era chiaro che non si poteva lasciare che l'altoforno uccidesse ancora ed erano già stati ottenuti tre mesi di proroga per la messa in sicurezza, come in generale avrebbe dovuto essere chiaro che un paese civile non può permettere che si produca senza le garanzie di sicurezza per i lavoratori.

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"In attesa di conoscere l'esito del delicato incontro tra Governo e proprietà, permane lo stato di agitazione in tutto il gruppo ArcelorMittal". Terminerà alle 15 lo sciopero di 24 ore proclamato dalla Fim.

"Per me è inaccettabile qualsiasi piano di esuberi". Tanti sono quelli schierati da Arcelor Mittal contro il governo, e dunque anche contro Giuseppe Conte, nell'atto di citazione e recessione dal contratto depositato al Tribunale di Milano. A questi 10351 lavoratori si aggiungono quelli di Anis con 64 lavoratori, Am Energy 100, Am Tubolar 40, Am Maritime 222.

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