Trump: "Sui dazi sta andando bene, fosse così anche a Hong Kong"

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La Cina ha espresso "forte rammarico" minacciando "decise contromisure" e ha convocato, per la seconda volta dopo lunedì, l'ambasciatore Usa Terry Branstad chiedendo la fine delle interferenze di Washington negli affari interni di Pechino. Ripercussioni anche sulla Borsa dell'ex colonia che apre la seduta in brusca correzione.

Mercoledì 27 novembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato due leggi che, tra le altre cose, impongono sanzioni in caso di violazione dei diritti umani a Hong Kong dove la crisi prosegue dallo scorso giugno, con manifestazioni e proteste che trovano una repressione sempre più violenta. "La natura di ciò è estremamente abominevole e nasconde assolutamente intenzioni minacciose - si legge in una nota del ministero degli Esteri -".

Gli Stati Uniti e la Cina sono alla "stretta finale" sul negoziato sul commercio.

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Intanto la polizia di Hong Kong ha avviato la bonifica del Politecnico, sotto l'estenuante assedio negli ultimi 11 giorni. Per mesi i manifestanti di Hong Kong avevano chiesto agli Stati Uniti di approvare questi disegni di legge. Il messaggio della Casa Bianca punta a non innalzare le polemiche con Pechino.

I due provvedimenti rappresentano dunque un aperto sostegno ai manifestanti pro-democrazia e antigovernativi. Ossia che a Hong Kong è in atto una rivoluzione colorata, che si finge voluta dal basso, ma che è puntualmente organizzata dall'alto, segnatamente dai servizi segreti della monarchia neoleviatanica del dollaro. Al raduno, tenuto a Edinburgh Place, molti hanno sventolato la bandiera americana tra slogan come "Lotta per libertà, schierati con Hong Kong". A Central, in pausa pranzo, al sit-in anti-governativo è apparsa la foto di Trump nei panni di Rocky Balboa, quella postata dal tycoon su Twitter.

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