Giulio Lolli arrestato per terrorismo. Ricercato anche per truffa

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Per il "pirata", questo il suo soprannome, il decreto di espulsione dalla Libia è arrivato con la condanna all'ergastolo per terrorismo e fiancheggiamento dei separatisti.

Era "detenuto dal 17 dicembre 2017 nel carcere di Mitiga (Tripoli) con l'accusa di terrorismo per la collaborazione fornita al gruppo armato denominato Shura di Bengasi oltre che di detenzione illegale di una pistola e trattenimento illegale in Libia". Majlis Shura Thuwar Benghazi, formazione jihadista controllata dall'organizzazione terrorista Ansar Al Sharia (affiliata ad Al Qaeda, sino al suo definitivo scioglimento avvenuto a novembre 2017), era molto attiva nel 2017 nella città di Bengasi e nel 2017 aveva la sua base operativa a Misurata. "Da lì Lolli si occupava di garantire alle milizie i rifornimenti di armi, approvvigionamenti che avveniva via mare, potendo mettere a disposizione almeno due mezzi navali (Mephisto e Leon) fatti venire dall'Italia".

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In Italia Lolli era finito indagato nel 2010 per una serie di truffe sulle vendite di yacht di lusso. Su altro fronte investigativo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Rimini hanno eseguito nei confronti di Lolli altri due provvedimenti per truffa ed estorsione. Gli utilizzatori in buona fede delle imbarcazioni vendute dalla Rimini Yacht, nel corso delle indagini, si erano dunque visti sequestrare le costosissime barche, in attesa che il giudice decidesse chi, tra le due o tre finanziarie, fosse il reale proprietario. "Tra i clienti di Giulio Lolli vi erano imprenditori e commercianti di altissimo livello e finanche Flavio Carboni (condannato nel marzo 2018 per la questione legata alla loggia massonica P3)". Quella di Lolli, braccato dai carabinieri anche in Nord Africa, dove era stato individuato seguendo le mosse di un suo collaboratore che lo teneva in contatto con pizzini e altri sistemi con la madre rimasta a Forlimpopoli, è stata una latitanza da film.

A Flavio Carboni lo stesso Lolli faceva utilizzare una lussuosissima Aston Martin acquistata con un contratto di leasing stipulato a San Marino e poi non pagato. A Tunisi, dove godeva dei favori della famiglia del poi deposto presidente Ben Alì, aveva aperto una propria attività di import-export. Espulso dalla Tunisia, ha raggiunto Malta da dove sempre in barca inseguito dalle motovedette de La Valletta e dovuto riparare a Tripoli. Il 54enne, che proprio a Tripoli aveva trovato rifugio nel 2010, dopo il fallimento della società "Rimini-Yacht", è giunto in Italia domenica mattina all'aeroporto di Fiumicino e subito preso in carico dagli uomini dell'Agenzia informazioni e Sicurezza esterna (Aise) e dai carabinieri del Raggruppamento operazioni speciali (Ros).

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