Papa: la magia non è cristiana, i fedeli non facciano i tarocchi

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Grazie a Paolo, ha ricordato il Papa, "circa dodici uomini ricevono il battesimo nel nome di Gesù".

"Le cose se si fanno per indovinare il futuro non sono una cosa cristiana": Papa Francesco, mentre ci si avvia ad un periodo dell'anno tradizionalmente dedicato ai vaticini e alle sibille più o meno improvvisate, precisa che questo tipo di pratiche non sono ammissibili. Colà avvengono i prodigi per mezzo di Paolo che smascherano anche la magia di chi "sfruttava" il nome di Gesù per pratiche rituali agli antipodi del Vangelo: "La potenza di Dio che irrompe ad Efeso smaschera chi vuole usare il nome di Gesù per compiere esorcismi ma senza avere l'autorità spirituale per farlo, e rivela la debolezza delle arti magiche, che vengono abbandonate da un gran numero di persone che scelgono Cristo". Per questo bisogna percorrere insieme a loro un "pezzo di strada", rivestendoli di dignità per una partecipazione attiva sia nelle comunità civili e sia nella comunità ecclesiali. È per questo che ho voluto lanciare un appello mondiale per ricostruire un Patto globale sull'educazione, che formi alla pace e alla giustizia, all'accoglienza tra i popoli e alla solidarietà universale, oltre all'attenzione per la cura della casa comune, nel senso espresso dall'Enciclica Laudato si'.

Davvero te la sei persa?

"Su questo io vi chiedo di pensare - prosegue il Pontefice -". Vedendo diminuire quell'attività che fruttava molto denaro, gli argentieri organizzano una sommossa contro Paolo, e i cristiani vengono accusati di aver messo in crisi la categoria degli artigiani, il santuario di Artemide e il culto di questa dea (cfr At 19,23-28).

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Qui manda a chiamare gli anziani della Chiesa di Efeso, i presbiteri (ovvero i sacerdoti, ndr) per fare un passaggio di consegne "pastorali".

Ripercorrendo il ministero apostolico di Paolo, Papa Francesco ricorda "il suo discorso di addio, una sorta di testamento spirituale che l'Apostolo rivolge a coloro che, dopo la sua partenza, dovranno guidare la comunità di Efeso". "Mi raccomando, non dimenticatevi oggi", l'invito finale: "Prendete la Bibbia, il capitolo 20 degli Atti degli Apostoli dal versetto 17: è un gioiello e ci farà bene a tutti". E' una bellissima pagina. E cosa dice loro? "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge". Le sue parole sono l'occasione per ricordare l'importanza dei vescovi - gli "episcopi" - nell'evangelizzazione ma, in questo caso, anche della protezione della Chiesa dai lupi: "Agli episcopi è chiesta la massima prossimità con il gregge, riscattato dal sangue prezioso di Cristo, e la prontezza nel difenderlo dai 'lupi' che minacciano la sana dottrina e la comunione ecclesiale". Niente a che fare con la fede, tantomeno con quell'"abbandono fiducioso allo Spirito Santo" che Paolo dimostrava ancora lasciando Efeso. I Vescovi devono essere vicinissimi al popolo per custodirlo, per difenderlo; non staccati dal popolo. Paolo li affida alle mani di Dio, "invitandoli a lavorare con le proprie mani, come lui, per non essere di peso agli altri, a soccorrere i deboli e a sperimentare che 'si è più beati nel dare che nel ricevere'".

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di rinnovare in noi l'amore per la Chiesa e per il deposito della fede che essa custodisce, e di renderci tutti corresponsabili nella custodia del gregge, sostenendo nella preghiera i pastori perché manifestino la fermezza e la tenerezza del Divino Pastore.

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