Libia, Erdogan annuncia: "Stiamo inviando le truppe"

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Il memorandum d'intesa, siglato a fine novembre a Istanbul da Erdogan con il premier del Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli Fayez al-Sarraj, è stato condannato da gran parte della comunità internazionale, che non lo ritiene legittimo.

D'altra parte l'ampia partecipazione all'appuntamento di Berlino è un primo risultato raggiunto. E la Francia, unica nell'Ue a sostenere Haftar, insieme a Emirati Arabi e Egitto.

Nel frattempo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è volato ad Algeri dove ha incontrato il premier algerino Abdelaziz Djerad. L'Italia preme per il coinvolgimento di tutti gli attori vicini allo scenario di guerra, anche se per il momento è stata invitata l'Algeria ma non la Tunisia.

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Ma pure quelle degli affetti, a volte sopite o date per scontate, e che invece possono riempire un intero vocabolario. Le sue parole non c'erano più, o meglio, nella sua testa c'erano eccome; erano chiare e nette, ma non uscivano così.

Alla vigilia della conferenza internazionale sul futuro della Libia, l'inviato speciale Onu in Libia Ghassan Salamé, interpellato dal quotidiano arabo basato a Londra Asharq al-Awsat sulla posizione delle Nazioni Unite nei confronti di combattenti stranieri, in particolare siriani inviati dalla Turchia e coinvolti nel conflitto, denuncia la presenza, allo stato attuale, di combattenti di oltre dieci paesi. "I presidenti - informa il Consiglio - sperano che tutte le parti arrivino ad un accordo per assicurare il cessate il fuoco e per rilanciare il processo politico".

Sul tavolo anche l'ipotesi di una missione europea, anche se, ha evidenziato il premier italiano, "queste ipotesi devono concretizzarsi". "Tenendo presente che l'Europa è meno interessata a fornire sostegno militare alla Libia, la scelta ovvia è quella di lavorare con la Turchia, che ha già promesso assistenza militare", rimarca, "l'Europa si trova a un bivio". Sottolineando che seguirà la prossima conferenza che si terrà domenica a Berlino, Rutte ha detto che "ci auguriamo di avere risultati concreti, come dice Giuseppe Conte non è possibile avere soluzioni a metà".

Non solo l'invio di militari, Erdogan ha intenzione di avviare nel 2020 le attività di esplorazione e perforazione del Mediterraneo. Una mossa che allarma anche l'Eni e l'Italia. Il generale ha informato il il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas del proprio assenso a partecipare alla conferenza di Berlino: lo riferisce in un tweet l'emittente Al Hadath, della catena di Al Arabiya, citando proprie fonti.

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