Chiusura della discoteche, Linus attacca a testa bassa: "Eravate ubriachi?"

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La decisione del governo di far chiudere - almeno fino al 7 settembre - le discoteche e i locali da ballo, per non favorire l'aumento dei contagi da coronavirus, ha scatenato reazioni diverse: sia negli addetti ai lavori, sia nei politici.

Un presa di posizione dura, diretta e, forse anche a sorpresa, arriva nella serata di domenica 16 agosto rispetto all'ordinanza del Governo Conte relativa alla chiusura delle discoteche, a sparare ad alzo zero è Dj Linus, nome d'arte di Pasquale Di Molfetta, conduttore radiofonico e televisivo, direttore artistico di Radio Deejay prima e ora direttore editoriale di tutto il polo radiofonico del gruppo GEDI, l'editore tra gli altri, di alcuni dei quotidiani più vicini all'esecutivo, La Repubblica, La Stampa e l'Huffington Post.

E così, da oggi, quando peraltro non conta quasi più niente, le discoteche torneranno a restare chiuse. Ho dovuto mordermi la lingua nelle ultime settimane per non farmi coinvolgere in polemiche di cui faccio davvero a meno, ma ora che la decisione è presa posso chiedermi ... ma che deficiente di politico, governatore, sindaco o commissario potrebbero pensare di poter aprire e non avere raduni?!? "Perché li hai aperti, eri ubriaco o interessato?".

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Linus spiega come "a Ibiza, capitale delle discoteche europee, hanno avuto il coraggio di tenerle chiuse", mentre in Italia "ogni zona poteva decidere in funzione dei casi della Regione". I ragazzi hanno migliaia di altri modi per divertirsi. Prenditi dei rischi, ovviamente, perché è assurdo pensare di chiudersi in un bunker. Perché nei locali sul mare (gli unici aperti) sappiamo che vanno solo i ragazzi del posto, non i turisti. È come un'enoteca che non ha il vino, una cosa senza senso, da ubriachi. A caldo hanno voltuo esprimere il proprio parere, quasi opposto, due personaggi che di musica e discoteche se ne intendono: Gabry Ponte e Linus.

Non le manda a dire Linus sull'argomento discoteche chiuse. Durante l'estate i ragazzi hanno ballato, sudato bevuto e cantato, non curanti della velocità in cui il virus contagia. E per quanto riguarda la crisi del settore, è un problema reale e che dispiace a tutti, ma che non tocca solo le discoteche bensì ogni altro tipo di attività. Conclude: "ovviamente mi dispiace, ci ho passato buona parte della mia vita, ma a parte Amazon conoscete qualche attività che non abbia avuto problemi da questa situazione?". "Il settore è in crisi".

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