Inter, Romelu Lukaku: "Scudetto? Parliamo in campo. Conte come un padre"

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"Non si vince tanto e con squadre diverse se non si è giocatori di livello".

"Mio papà non ha avuto fortuna con i soldi". Conte per me è un mentore, un padre, una persona che mi capisce veramente bene. L'attaccante belga, da più di un anno in Italia, ha avuto modo di esplicare le sue idee, il suo ambientamento in Italia, i suoi valori, il suo passato e soprattutto il suo rapporto straordinario con Antonio Conte, colui che l'ha voluto in nerazzurro e che più di altri, almeno per il momento, sta riuscendo a valorizzarlo. "Giocare per lui è veramente la realizzazione di un sogno". Sento di essere cresciuto molto nella stagione scorsa, merito del mister e del suo staff. Lo scudetto? Sulle ambizioni di quest'anno dell'Inter invece: "Per me la cosa più importante è parlare in campo, dobbiamo giocare e far bene nei 90'". Un uomo, prima che calciatore, che ben sa quali dure prove riservi la vita, pronto ancora una volta a stupire se stesso e chi lo circonda, nella speranza di portare l'Inter il più in alto possibile.

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"Molto bene. Questo è il miglior paese in cui sia mai stato". Un giovane italiano che mi piace? Da quando ho cominciato a parlare bene in italiano non ho più smesso. Non ho parlato nei quattro giorni dopo la partita. La vittoria è fatica, è carattere, è analisi dei propri limiti. Sono cose che succedono. Ma è combattività, è desiderio di redenzione e il successo. "Si può perdere, ma solo per imparare a vincere". Brutto il calcio senza tifosi, si sente tutto. "Per giocare in tante squadre forti devi essere di un grande livello". E' così con Klavan che gioca a Cagliari, o Kumbulla che era al Verona o con Bonucci o Romagnoli. "Non stupitevi, ma un buon difensore rende migliore l'attaccante, perché lo costringe a dare tutto e cercare nuove soluzioni ". A 16 anni, quando ho firmato il mio primo contratto come giocatore, ho regalato loro una casa. "Rispetto anche Kean. E Chiesa ".

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