Clima: buco dell'ozono, raggiunta massima estensione

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Lo riferisce il Copernicus Climate Change Service (C3S) in uno studio di monitoraggio portato avanti in collaborazione con il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio della Commissione Europea.

Secondo la professoressa Nullis, il buco dell'ozono sull'Antartide è cresciuto rapidamente da metà agosto e ha raggiunto il suo picco all'inizio di ottobre con un'area totale massima di circa 24 milioni di chilometri quadrati.

Poiché lo strato di ozono stratosferico funge da scudo, proteggendo dalle radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose, è della massima importanza monitorare i cambiamenti.

Il modo in cui si sviluppano cambiamenti nel buco dell'ozono ogni anno è molto variabile. "Il buco dell'ozono del 2020 assomiglia a quello del 2018, il quale era anch'esso abbastanza grande e tra i primi della classifica degli ultimi quindici anni", commenta Vincent-Henry Peuch, direttore di Copernicus Atmosphere Monitoring Service presso ECMWF. Uno di questi è il riscaldamento globale e la concentrazione di ozono nella stratosfera.

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"Il buco dell'ozono ha raggiunto la sua massima estensione in ampiezza e profondità nel 2020". "Con i raggi del sole che sono tornati verso il Polo Sud nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una continua riduzione dell'ozono nell'area". "Monitoriamo anche la quantità di radiazioni UV che raggiungono la superficie terrestre, che dipendono anche dalle nuvole e dagli aerosol nell'atmosfera". Allora 196 stati, più l'Unione Europea, si sedettero intorno a un tavolo per trovare un accordo volto a limitare la produzione e l'utilizzo di quei composti chimici che minacciano lo strato di ozono, in particolari dei clorofluorocarburi.

Le sostanze contenenti cloro e bromo si accumulano all'interno del vortice polare dove rimangono chimicamente inattive al buio.

LEGGI ANCHE: Buco dell'ozono: in aumento i gas serra. Il vortice può arrivare a una temperatura di -78° C, facendo sì che si formino cristalli di ghiaccio nelle nubi stratosferiche polari. "Dopo il buco dell'ozono insolitamente piccolo e di breve durata nel 2019, che è stato causato da condizioni meteorologiche speciali, ne stiamo registrando un altro piuttosto grande quest'anno, che conferma la necessità di continuare ad applicare il protocollo di Montreal".

Per chi non lo conoscesse, il Protocollo di Montreal è lo strumento operativo dell'UNEP, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, per l'attuazione della Convenzione di Vienna siglata nel 1985 a favore della protezione dell'ozono stratosferico.

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