Saras: Moratti ribadisce propria correttezza, 'rigettiamo ogni accusa'

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Così la procura distrettuale antiterrorismo di Cagliari il 30 settembre scorso ha perquisito gli uffici della società a Cagliari e a Milano: si indaga dal Cfo, Franco Balsamo, al capo dell'ufficio commerciale, Marco Schiavetti.

A proposito di Saras, il portafoglio di Massimo Moratti negli ultimi anni è tornato a crescere grazie al rendimento dell'azienda petrolifera fondata dal padre, che ha portato a quasi 200 milioni di euro come total return dalla sua gestione. I pubblici ministeri Danilo Tronci e Guido Pani sospettano che siano arrivati nella raffineria sarda barili provenienti dallo stato islamico, partiti dall'Iraq e passati dalla Turchia, e che il greggio sia stato acquistati a prezzi estremamente convenienti.

Dai documenti esaminati emerge in seguito come il carico sarebbe giunto in Italia tramite la Petraco Oil Company, una società con sede operativa a Lugano che avrebbe a sua volta acquistato gli "oli minerali" dalla Edgewater Falls, un'altra società con sede nelle Isole Vergini, che aveva inizialmente acquistato il petrolio iracheno dalla società turca Powertrans.

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La parte più delicata dell'inchiesta risulta però ancora contro ignoti e ipotizza appunto un finanziamento all'organizzazione terroristica jiadista nel 2015.

Saras attraverso una nota "respinge fermamente ogni associazione del nome della società al contrabbando di petrolio e di carburante, in quanto del tutto priva di fondamento e lesiva della immagine propria e dei collaboratori del gruppo". Ma sull'impianto si è abbattuta anche la tegola della cassa integrazione per 1.300 lavoratori a causa del trend negativo del comparto petrolifero, piegato dalla crisi del Covid. "Oltre ai dipendenti interni -aggiunge - questa notizia interessa le sorti di tutti quei lavoratori impiegati mediante le ditte aggiudicatarie degli appalti". "La Regione ha il dovere di vigilare su quanto sta accadendo", ha insistito il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

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