Parler è offline. Amazon stacca la spina al social dei conservatori

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Il social network Parler è andato offline nella giornata di lunedì, un giorno dopo che Amazon, Google Apple hanno deciso di sospenderlo rispettivamente dal proprio servizio di hosting AWS e dai rispettivi store per non aver adeguato il proprio piano di moderazione agli standard anti-violenza. Parler, con la sua politica di "censura popolare" (in pratica solo se un certo numero di persone decide che un post va rimosso, questo viene cancellato) avrebbe di fatto agevolato quel che è accaduto. Sarebbe stato qui che alcuni dei più accesi sostenitori di Trump, membri di AQNon e altri gruppi autodefinitisi di "patrioti", hanno pianificato le strategie per arrivare fin dentro alla casa della democrazia americana.

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"Parler non ha preso le misure adeguate per affrontare il proliferare di queste minacce sulla sicurezza della gente"., recita una nota ufficiale di Apple. Nei giorni scorsi un gruppo di dipendenti aveva chiesto ad Amazon di interrompere il suo rapporto con Parler "fino a quando non avrà rimosso i post che incitano alla violenza". Il Ceo di Parler, John Matze, aveva anticipato il clamoroso intervento dell'azienda di Bezos annunciando agli utenti della possibile interruzione del servizio. Parler rischia dunque di rimanere irraggiungibile per una settimana, il tempo di trovare un host alternativo ad Amazon. "Faremo del nostro meglio per passare a un nuovo fornitore in questo momento poiché abbiamo molti concorrenti per la nostra attività". L'8 gennaio i vari server avevano registrato un incremento del 281% dei download - poi bloccati dai provvedimenti congiunti di Google e Apple - in tutto il mondo, facendo schizzare Parler in testa alle classifiche delle app più scaricate.

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