Recovery Plan, ieri sra l’ok del Governo

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Il giorno della resa dei conti è arrivato.

Sale a 171 pagine la bozza di Recovery Plan inviata ai ministri in vista dell'esame in Cdm. "Io non voglio bloccare niente. La missione è divisa in 2 componenti ed è focalizzata su due elementi: il primo è su un cambio di paradigma nell'assistenza sociosanitaria basato sullo sviluppo di una rete territoriale che consenta una vera vicinanza alle persone secondo un percorso integrato che parte dalla 'casa come primo luogo di cura', per arrivare alle 'Case della comunità' e quindi alla rete ospedaliera; il secondo elemento è dato dall'ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN".

È di 8,6 miliardi di euro, invece, l'impegno del Governo nel campo dell'energia rinnovabile: nel Recovery Plan sono stati stanziati dei nuovi contributi per sostenere lo sviluppo di progetti fotovoltaici ed eolici, ma è previsto anche un maggior supporto alla filiera che produce tecnologie per la generazione elettrica da fonte rinnovabile. Il premier Conte aveva invitato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, in Aula al Senato per confrontarsi con i numeri. Di questi, 144,2 miliardi finanziano "nuovi progetti" mentre i restanti 65,7 miliardi sono destinati a "progetti in essere" che riceveranno, grazie alla loro collocazione all'interno del PNRR, una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e quindi di spesa. In ogni caso, ha assicurato, "l'ipotesi di un governo di centrodestra con Italia Viva, non esiste". Proposta rifiutata: "Non mi interessano le poltrone", ripete da un paio di mesi in una sorta di scioglilingua che ricorda un po' l'approccio dei suoi arcirivali grillini. Ma un minuto dopo cosa accadrà? Non si può andare avanti così.

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Eppure, le rispettive diplomazie cercano ancora la strada di una ricomposizione, di un accordo che possa mantenere in piedi questa Maggioranza.

A beneficiare infatti in primissima battuta del Recovery plan saranno gli operatori virtuosi, grandi e piccoli, chiamati a tradurne in realtà le previsioni con tutte quelle soluzioni a cui fino a ora è stata opposta l'obiezione del "mancano fondi" o "come lo si finanzia?". Un passaggio quasi indolore, che permetterebbe di non perdere altro tempo rispetto alle scadenze europee. "Io non indietreggio di un passo", ripete.

Bellanova e Bonetti si astengono durante un Consiglio dei ministri "da ring". L'ipotesi di un Conte ter, per quanto smentita a più riprese dallo stesso Renzi, rimane sul tavolo: costringere il Premier a salire al Colle con le dimissioni, dopo aver profondamente modificato il Recovery, e spingerlo a varare un nuovo Esecutivo in cui, ci sarebbe da scommetterci, la delegazione renziana sarebbe più forte e più nutrita, sarebbe comunque una vittoria per l'uomo di Rignano.

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