Anche Xiaomi subisce un ban da parte degli Stati Uniti. Cosa succederà?

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Il presidente uscente, Donald Trump, ha voluto lasciare la Casa Bianca lanciando un'ultima dura iniziativa contro le realtà cinesi senza però condividere prove a sostegno della tesi che fa riferimento a presunte minacce alla sicurezza nazionale.

Con sei giorni rimasti in carica, l'amministrazione Trump ha deciso di mettere nel mirino un altro gigante cinese dell'elettronica: Xiaomi, il terzo produttore di telefoni al mondo.

Per quanto riguarda le principali caratteristiche di Xiaomi Mi 11 Pro, sulla base delle voci che si sono susseguite fino a questo momento non dovrebbero mancare un display OLED da 6,81 pollici con risoluzione Quad HD+, refresh rate a 120 Hz e touch sampling rate a 480 Hz, un processore Qualcomm Snapdragon 888, il supporto alla connettività 5G ed una super fotocamera, posizionata in un imponente modulo rettangolare (con una lente periscopica con zoom ottico 10x e zoom ibrido 120x).

Di seguito la risposta del gruppo cinese alla decisione del dipartimento della difesa statunitense.

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Lo riferisce l'agenzia ufficiale cinese Xinhua, aggiungendo che gli esperti lavoreranno con "gli scienziati cinesi". Gli scienziati arrivano da Gran Bretagna, Germania, Giappone, Russia, Australia, Vietnam.

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Si tratta di due donne e due uomini, accaniti sostenitori del tycoon come confermano i loro profili sui social: Ashli Babbit, Kevin Greeson, Benjamin Phillips e Roseanne Boyland.

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E ancora: "E' stata devastante, la scena più toccante dei miei 24 anni di un posto al sole ". Non chiaro se più avanti il suo personaggio sarà nuovamente al centro delle trame oppure no.

Xiaomi, che ha negato subito in una nota che fosse di proprietà o controllata dall'esercito cinese, ha visto le azioni della società crollare di oltre il 10% a Hong Kong nella giornata di ieri. Lo stop nei confronti del colosso di Pechino riguarderà dunque gli investitori americani ma non coinvolgerà le aziende che mettono sul mercato software e prodotti.

Oggi, intanto, è arrivata anche la replica di Xiaomi, che in un comunicato stampa ha dichiarato di avere sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività.

Il Dipartimento della Difesa ha affermato in una dichiarazione di essere "determinato a evidenziare e contrastare" il rapporto tra le forze armate cinesi e le aziende che "sembrano essere entità civili" ma che supportano i militari con tecnologie e competenze avanzate. Ha affermato inoltre che "intraprenderà azioni appropriate per proteggere gli interessi della società e dei suoi azionisti". Solo nell'ultimo anno di presidenza Trump sono state ben 35 le aziende cinesi finite nella blacklist: Xiaomi è in compagnia, ad esempio, della compagnia petrolifera Cnooc e del produttore di chip SMIC, oltre alla già citata Huawei.

Segnaliamo che questo ban non arriva dal dipartimento del Commercio. Chissà se la nuova presidenza di Trump butti acqua sul fuoco di una nuova guerra tra Cina e USA.

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