'Ndrangheta, il boss Nicolino Grande Aracri diventa collaboratore di giustizia

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Moltissime inchieste negli ultimi anni hanno investito il clan Grande Aracri, la principale delle quali è l'operazione Aemilia che nel 2015 portò all'arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia; un attacco imponente alla cosca che fece scattare le manette per gran parte degli affiliati oltre che per importanti esponenti politici collusi con il clan.

Avrebbe iniziato a collaborare con i magistrati della Dda di Catanzaro da circa un mese Nicolino Grande Aracri, boss indiscusso della 'ndrangheta crotonese e capo della Provincia criminale di Crotone. Ai pm avrebbe già reso le prime dichiarazioni, probabilmente quelle previste ad inizio collaborazione.

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Nicolino Grande Aracri è zio di Salvatore Grande Aracri, amico di Caruso e figura centrale del processo Grimilde.

Il boss è stato condannato all'ergastolo per alcuni omicidi, ma è anche considerato uno dei promotori dell'inserimento della malavita organizzata nell'economia e nelle istituzioni, attraverso "i cristiani buoni", vale a dire colletti bianchi, professionisti, e imprenditori. Mammasantissima spietato, fu condannato - tra gli altri reati - per avere fondato una provincia paritetica rispetto a quella di Reggio per la rivendicazione di autonomia rispetto alla casa madre della mafia calabrese. Le ramificazioni della cosca, invece si estendevano un po' in tutta Italia ma soprattutto in Emilia Romagna dove si è celebrato uno dei più grandi processi contro la 'Ndrangheta nel nord Italia, Aemilia.

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