Draghi stoppa Letta sulla tassa di successione

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La reazione a caldo è stata furiosa, ma probabilmente è stata dovuta anche al terrore di quella parola: "tassa". Il 'gruzzolo', però, dovrà essere speso per motivi specifici: formazione e istruzione; lavoro e piccola imprenditoria; casa e alloggio.

Enrico Letta va alla guerra della tassa di successione.

Ma sul serio pensate che una proposta non discussa preliminarmente con nessuno (specificamente non con Draghi), che fa il "beau geste" alla Robin Hood di 'far pagare i ricchi' per dare una bella mancia ai nuovi arrivati nella platea dell'elettorato attivo (i diciottenni) sia nata come proposta seria?

Idee che per ora non hanno suscitato grande entusiasmo perfino tra i follower del Fdd, che via Twitter, nei pochissimi commenti, si esercitano in qualche contumelia all'indirizzo di Letta e anche di Barca: "Siete una mitragliatrice di boiate".

"Per la dote ai diciottenni sarei disposto a venire a patti anche con la legge elettorale".

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La proposta di Enrico Letta è quella di istituire un fondo per la "generazione covid", ovvero gli adolescenti che, anche a causa di condizioni familiari non particolarmente agiate, hanno pagato e pagheranno un prezzo alto in termini economici per la crisi derivante dalla pandemia.

La precisazione è che "la dote non sostituisce diritto allo studio e welfare studentesco, che intendiamo continuare a rafforzare". "Ha davanti a sè compiti importanti, storici, e su questo è necessario strutturare un sistema di confronto e relazioni per entrare nel merito dei progetti e degli investimenti da realizzare".

Se poi a proporlo è Henry Letta, di che stiamo parlando?

Ancora, si legge che "il costo è di circa 2,8 miliardi annui, finanziabili tramite la revisione in senso progressivo delle aliquote sull'imposta sulle successioni e donazioni; mantenendo la franchigia di 1 milione di euro e portando al 20% l'aliquota massima di tassazione per le eredità e le donazioni tra genitori e figli superiori a 5 milioni di euro".

È inutile ricordare che in tutta Europa (Francia, Spagna, Germania, per non parlare delle democrazie scandinave) le ricchezze acquisite sono già tassate, mediamente, quasi dieci volte che in Italia.

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